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VISTI DA LIMA/ 1. Lima vista da Lima

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Nel frattempo al “fai da te” e alle piccole imprese si sono ovviamente aggiunte quelle grandi, alcune serie, altre un po’ meno: così sono venuti su anche qui i primi brutti casermoni, ma anche alcuni grattacieli tanto belli da fare invidia perfino a parecchi dei nostri. Nell’insieme comunque la città mantiene ancora il suo carattere arioso e “aperto”, anche grazie alle sue immense strade, che assicurano spazi sufficientemente ampi fra gli edifici, così come la stessa maniera di costruire, che proprio perché non risponde ad alcun piano regolatore (che in teoria c’è, ma poi ognuno fa quel che gli pare) fa sì che non si creino eccessive concentrazioni di palazzi in una stessa zona. Anzi, la strana mescola di edifici enormi e piccolissimi che ne risulta a volte finisce perfino per avere una sua assurda bellezza, come nel caso del mega-centro commerciale sfavillante di luci e di vetrate costruito due anni fa accanto all’Hotel Sipán, l’alberghetto azzurrino a due piani in stile coloniale e giardino interno in stile inca che è da sempre la mia “casa” limeña.
Ma questo è solo l’aspetto più visibile di un problema ben più generale. Infatti ora per il Perù la vera sfida è quella di riuscire a creare un tessuto di imprese sufficientemente differenziato e competitivo da poter reggere anche quando questa particolare congiuntura finirà, come è fisiologico. In realtà in parte ciò si sta già facendo, ma è difficile valutarne la solidità, perché lo sviluppo è in larga misura “drogato” dalla tipica “informalidad” peruviana, ovvero dal fatto che per oltre due terzi l’economia in questi anni è cresciuta fuori da tutte le regole, in parte perché proprio non ci sono e in parte ancor più ampia perché tanto nessuno le rispetta. Per intenderci, a Lima ci sono interi centri commerciali dove tutto si fa in nero e prima di vendervi un DVD lo passano nel videoregistratore per dimostrarvi che dentro il film c’è davvero. E anche in quelli dove si fanno le cose in regola, con tanto di scontrino fiscale, scordatevi di trovare un sistema operativo di Windows originale: o piratato o niente (comunque funziona benissimo: ne ho uno anch’io e non mi ha mai dato problemi). Non è che non ve lo vogliano dare, è che proprio non ce l’hanno, perché tanto nessuno lo comprerebbe.
È però chiaro che non si potrà andare avanti così per sempre. Il vero punto cruciale, allora, sarà riuscire a fare i necessari cambiamenti senza cadere nell’eccesso opposto, quello della ossessione per le regole che sta soffocando non solo l’Italia, ma ormai tutta l’Europa (anche se da noi è indubbiamente peggio che altrove). Da quel che posso capire, in questo momento la bilancia è in bilico: da che parte finirà per pendere, solo il tempo potrà dirlo.

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