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Esteri

RUSSIA/ Filonenko: noi, liberati dal più Debole di tutti

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Osservazione apparentemente scherzosa, che in realtà stava per aprire una serietà inattesa: «Non è la prima volta che veniamo al Meeting — ha continuato Andrej, parlando della propria famiglia —. Tutte le volte che veniamo mia madre dice che la vive come fosse l'ultima; ma non lo dice con un tono di tristezza, anzi. Adesso capisco che è perché lì, come nel Metropolita, in don Giussani o in quello che ha detto padre Romano, si ha una sorta di anticipazione dell'eternità: non è che dopo tutto può finire e che si resterebbe con mille occasioni perdute, con una vita mancata, è che hai già gustato un anticipo del tutto. È l'ultima volta perché, qualsiasi cosa succeda dopo, quello che è avvenuto non te lo può più togliere niente e nessuno, e si può continuare a vivere con speranza, perché hai incontrato la vita. E quanto è importante questo per noi oggi, perché io so, noi tutti sappiamo che c'è la guerra, non lontano, ma a casa nostra, in Ucraina, come in Russia e in Bielorussia».

Mi diceva poi Aleksandr Filonenko: «Poco più di vent'anni, non da una situazione comoda o tranquilla ma dal cuore delle inimicizie, un ragazzo ci è venuto a ricordare quello che è stato il cuore dell'esperienza di Antonij e dei cristiani, da sempre: siamo liberi, perché siamo stati liberati; non siamo liberi perché siamo più forti, più intelligenti, più potenti, o più grandi di altri, ma perché la liberazione ci è stata data, come diceva il Metropolita Antonij, da qualcuno che come noi era "indifeso, vulnerabile, debole, impotente, disprezzato dagli uomini che credono solo nella vittoria della forza". E quell'uomo è risorto da morte. È un bell'inizio anche per noi oggi. Davvero anche se fosse l'ultimo: nessuno ce lo può togliere».

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