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ATTENTATO CAIRO/ Padre Samir: il vero obiettivo è distruggere Israele

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In Egitto il terrorismo è presente soprattutto nel Sinai, e solo da due anni. I jihadisti vi sono arrivati da Gaza attraverso dei tunnel nel 2012-2013, con il beneplacito dell’allora presidente Morsi. Quando è subentrato il presidente Al-Sisi, si è trovato con migliaia di jihadisti nel Sinai. Il loro scopo è lottare contro Israele e i suoi “alleati”. Ha deciso di combatterle, anche se sono dei cosidetti “fratelli”, per rispettare la legalità e mantenere la pace.

 

Ma perché colpire proprio il Cairo?

Organizzando un attentato al Cairo sperano che la popolazione, stanca del sangue, faccia venir meno il suo sostegno ad Al-Sisi. Intendono inoltre fare del Sinai una base da cui possa partire la lotta contro Israele. E’ una politica stupida che è praticata anche a Gaza, dove si uccidono alcuni israeliani, provocando poi la distruzione di centinaia di case di palestinesi. L’unica possibile soluzione è quella diplomatica.

 

Quali sono gli intoppi lungo questa strada?

Israele sta occupando un numero sempre maggiore di territori ufficialmente palestinesi, sia a Gerusalemme che nelle zone sancite come palestinese dall’Onu. Per questa ragione ritengo che Israele sia uno Stato terrorista, dove il terrorismo non è messo in atto da alcuni gruppuscoli ma dallo Stato stesso. Chiamo terrorista chi uccide e compie azioni di guerra senza essere nella legalità. Sia i jihadisti palestinesi che lo Stato israeliano non fanno che aumentare l’odio mutuo, uccidendo e distruggendo.

 

Questo attentato è stato rivendicato dall’Isis. Significa che il Califfato ha deciso di schierarsi contro Israele?

Il Califfato entra in tutti i fenomeni di stampo terroristico, direttamente, o mostrando attraverso il suo esempio che il jihadismo è una strada che paga. Questo ha ridato forza a movimenti che fino a poco tempo fa sembravano esauriti, quali Al-Qaeda. Adesso gruppi e gruppuscoli provano ha ripetere quanto è avvenuto in Siria e Iraq.

 

Che cosa rappresenta l’Egitto in questa partita?

Ci sono tre Stati in Medio Oriente che si oppongono all’ideologia fondamentalista con particolare forza: Iran, Siria ed Egitto. Mentre i primi due si limitano a difendere il loro territorio, l’Egitto ha deciso di mettere al bando anche i gruppi ideologicamente affini ai terroristi. Siamo arrivati a una fase che richiede un accordo più globale, e da questo punto di vista l’Egitto ha un ruolo importante perché è il più grande Paese arabo (con 90 milioni di abitanti) e il più organizzato militarmente. Ora, questa politica interessa anche l’Europa. Se oggi il jihadismo si diffonde nel mondo arabo-islamico, presto penetrerà l’Europa e l’Occidente in genere.

 

(Pietro Vernizzi)

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