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CAOS LIBIA/ Mons. Tomasi: meglio la Lega Araba dell'Onu

Pubblicazione:venerdì 21 agosto 2015

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E' per una "mancanza" del cuore che si parte, dice monsignor Silvano Maria Tomasi, Osservatore permanente della Santa Sede per le Nazioni Unite a Ginevra, oggi ospite al Meeting di Rimini, perché "al di là di ogni sofferenza si è convinti che si può trovare la risposta che il cuore desidera". Il suo punto di vista su migranti, Onu, Italia, Libia e Medio oriente.

Monsignor Tomasi, il card. Bagnasco ha usato parole molte nette verso l'Onu, criticando la sua inerzia verso la tragedia dei migranti nel Mediterraneo. Ha ragione o ha torto?
Siamo di fronte ad una crisi umanitaria che ogni anno coinvolge nel mondo quasi 60 milioni di sfollati e 240 milioni di migranti internazionali. Parliamo di una persona su sette al mondo che è costretta ad abbandonare tutto spinta dalla disperazione e con la consapevolezza che suo può essere l'ultimo viaggio. Di fronte ad uno scenario che si sta profilando di perenne emergenza gli organismi internazionali si dimostrano di fatto incapaci a dare un nuovo indirizzo politico nella gestione del fenomeno. 

Perché questo scacco?
Le Nazioni Unite e le organizzazioni attraverso cui operano sono condizionate dagli Stati membri e quindi limitate nella loro azione. Le strutture internazionali, così come le normative a livello internazionale, esistono ormai da lungo tempo, quello che manca è la volontà politica, una mancanza di quella globalizzazione della solidarietà di cui parla Papa Francesco. 

Cosa bisogna fare?
"Il primo passo" da compiere è l'applicazione coerente delle regole già concordate, il rispetto degli strumenti di protezione in vigore per i richiedenti asilo e i rifugiati. Per esempio, per i migranti, sarebbe la ratifica delle Convenzioni dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro e, anche per i paesi ricchi, della Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Lavoratori Migranti e delle loro Famiglie approvata dalle Nazioni Unite nel 1990 e ora in vigore. Occorrono, soprattutto, canali legali per l'arrivo di rifugiati e migranti, per non fare del Mediterraneo un cimitero. Si aggiunga che queste persone sono indispensabili per l'economia dell'Unione Europea.

Cosa pensa di quanto sta facendo l'Italia verso i migranti e i profughi nel Mediterraneo?
L'operazione Mare Nostrum ha mostrato la tradizione umanitaria italiana. Al di là delle polemiche, la realtà di parrocchie, comunità religiose locali, comuni che accolgono queste vittime di guerre di cui non sono responsabili e di persecuzioni che sembrano tollerate dalla Comunità internazionale, ci dice che il cuore va più avanti della politica. Ma l'emergenza è grande e dovrebbero essere coinvolti nella sua gestione anche coloro che hanno destabilizzato il Medio Oriente. 

Eppure, il continuo flusso di arrivi preoccupa molto gli italiani.
Certo, la crisi è reale e sentita dalla popolazione e non ci si può nascondere dietro un buonismo astratto. La generosità esiste, spesso ispirata da carità cristiana, ma si dovrebbe rispondere all'emergenza in maniera collettiva e guardando alle conseguenze per il futuro.

Come giudica su questo punto la condotta europea? 


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COMMENTI
21/08/2015 - Idee chiare e giuste (Giuseppe Crippa)

La ringrazio, Monsignor Tomasi. Lei ha le idee più chiare di qualunque politico italiano (e non solo)!