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ISLAM/ Ben Achour: ecco perché il "modello Tunisia" dà fastidio ai terroristi

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Penso di no. La Tunisia ha le sue istituzioni, uno Stato che esiste dal diciottesimo secolo, e i tunisini sono attaccati alla loro patria. Alcune centinaia di tunisini arruolati nell’Isis non saranno in grado di destabilizzare il Paese. Dopo ogni azione terroristica abbiamo visto il popolo tunisino unirsi e rifiutare in massa il fondamentalismo.

 

Quale ruolo può giocare la Tunisia nella guerra contro Stato islamico e fondamentalismo?

La Tunisia è a sua volta vittima del terrorismo, che la prende di mira proprio in quanto è riuscita nella sua transizione democratica e ha sviluppato istituzioni statali e una Costituzione moderna. La Tunisia non è però una realtà isolata dai Paesi che la circondano. Oggi la Libia costituisce un pericolo reale per il nostro Paese, perché attraverso la frontiera passano armi e terroristi. Per opporsi al terrorismo e rafforzare esercito e polizia, la Tunisia spende cifre considerevoli. Il nostro Paese è minacciato, ma il terrorismo può colpire ovunque nel mondo.

 

Che cosa può fare la Tunisia per la crisi dei migranti?

La Tunisia ha fatto molti sforzi per limitare l’immigrazione dalle coste tunisine verso quelle europee, e per questo ha rafforzato il servizio della Marina. C’è uno scambio di informazioni e un coordinamento comune. E oggi il flusso più consistente di clandestini viene dalla Libia.

 

Il titolo del Meeting fa riferimento a un senso di mancanza nel cuore dell’uomo che rimanda a Dio. Quale significato ha per lei?

Sul fatto che manchi Dio potremmo essere d’accordo o meno. Le persone religiose dicono che a mancare è il senso della spiritualità dell’uomo, e non invece Dio. Altri invece forniscono spiegazioni differenti come l’estrema povertà, la mancanza di educazione e di tolleranza.

 

(Pietro Vernizzi)



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