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MARTIRI CRISTIANI/ Al-Bazi (Erbil): a 30 minuti dall'Isis, nessuno ha perso la fede

Pubblicazione:lunedì 24 agosto 2015

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In un primo momento dopo essere fuggiti da Mosul speravano di restare nel Paese, ma dopo un anno da sfollati vorrebbero trovare asilo in altre nazioni.

 

Qualcuno ha anche perso la fede?

No. Nessuno dei miei parrocchiani si lamenta o critica Dio per quanto sta avvenendo, né tantomeno è arrabbiato con Gesù. Anzi sono grati del fatto che Dio abbia salvato le loro vite nonostante lo stato islamico abbia occupato Mosul da un anno.

 

Che cosa le raccontano i cristiani fuggiti da Mosul?

Che non possono più vivere insieme ai loro vicini musulmani perché non possono più ricostruire la fiducia nei loro confronti.

 

Tutti i musulmani hanno tradito i cristiani o qualcuno li ha anche aiutati?

Nel mio Paese in questo momento tutti i musulmani sono cattivi.

 

Un video mostra Myriam, una bambina cristiana di Qaraqosh, che dice di perdonare i guerriglieri dell’Isis che hanno distrutto la sua casa…

Lei resterebbe sorpreso nel sentire quante persone cristiane hanno saputo perdonare per i loro nemici in modo ancora più eclatante e pregare per loro. Ma chi perseguita i cristiani non ha nessuna intenzione di accettare questa lezione. Gli islamisti guardano al nostro perdono come a un segno di debolezza, anziché come a un esempio. Insieme alle parole di Myriam e di altre persone, noi stiamo cercando di dire ai fondamentalisti: “Noi vi amiamo lo stesso”. Ma dal punto di vista islamico il nostro amore nei loro confronti è inaccettabile.

 

Che cosa significa per l’Iraq il permanere di una comunità cristiana?

L’esistenza di una comunità cristiana in Iraq è in sé un fatto positivo, ma la scelta non spetta a noi. E’ stato l’Iraq a decidere che la comunità cristiana non fa parte a tutti gli effetti del Paese. Non critico quindi i cristiani che desiderano andarsene, quanto piuttosto il mio governo che ha deciso di spingerci ad andare via.

 

Il governo di Baghdad sta difendendo i cristiani o no?

Il governo di Baghdad rappresenta solo l’Iran, e prima ancora di chiederci se stia proteggendo le minoranze religiose, dobbiamo chiederci se sia in grado di proteggere se stesso.

 

Come vede il futuro dell’Iraq?

L’Iraq sarà diviso in tre zone: una curda, una sciita e una sunnita. Anche se personalmente non la ritengo una soluzione positiva, quanto piuttosto l’inizio di problemi ed eventualmente di un conflitto ancora più grave.

 

(Pietro Vernizzi)



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