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SCENARI/ Baccouche (ministro Tunisia): in Libia facciamo intervenire l'Onu

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Taieb Baccouche (Immagine dal web)  Taieb Baccouche (Immagine dal web)

Non si può dire che sia uno Stato fallito, piuttosto in Libia non c’è uno Stato e non c’era neanche ai tempi di Gheddafi. Lo Stato quindi è da costruire da zero, e bisogna aiutare la Libia a erigerne uno democratico e moderno. Ciò può essere possibile con l’aiuto di Europa e Tunisia: possiamo giocare il ruolo di catalizzatori, pur senza dare lezioni né forzare le cose. Il nostro compito è aiutare le diverse parti in causa a sedersi attorno allo stesso tavolo e trovare un compromesso. Questo obiettivo non è impossibile da raggiungere.

 

Una volta messe d’accordo tutte le fazioni libiche si deve chiedere un intervento internazionale?

L’ombrello dell’Onu può essere il contesto ideale per raggiungere questo obiettivo, in quanto garantirebbe legittimità alle soluzioni approvate.

 

Meglio l’Onu o la Lega araba?

Le due cose non sono in contraddizione, ma nella Lega araba ci sono dei Paesi che sostengono alcune fazioni libiche contro le altre. L’unico Paese arabo a non fare così è la Tunisia. L’ombrello dell’Onu è dunque più adeguato.

 

Come dovrebbe cambiare l’equilibrio dei Paesi del Mediterraneo per avere una Regione più sicura?

Bisogna semplicemente che tutti i popoli prendano coscienza del fatto che hanno un’identità comune, che rappresenta una componente della loro identità specifica: l’appartenenza alla millenaria cultura mediterranea. E’ un punto in comune che bisogna far fruttificare e sviluppare, perché può contribuire a cementare l’unità del Mediterraneo.

 

Il titolo del Meeting fa riferimento a una mancanza nel cuore dell’uomo che solo Dio può colmare. Che cosa significa questo per un politico di religione musulmana ma anche laico come lei?

Certo, è vero che l’uomo dall’antichità più lontana non ha mai accettato che la morte sia una fine. E quindi la speranza in una vita migliore non si può concepire che con Dio e l’aldilà. Questo è un punto che hanno in comune tutte le civiltà, dall’antichità più lontana, e quindi è una dimensione spirituale inerente all’essere umano. Questa dimensione è riempita dalla fede e da un sistema di valori cui l’essere umano vuole legarsi. Il Meeting di Rimini cerca di rispondere a questi interrogativi tramite il dialogo tra le diverse componenti del Mediterraneo nella loro diversità. E la diversità non è in contraddizione con ciò che è universale.

 

(Pietro Vernizzi. Ha collaborato Isabelle Rey)



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