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Esteri

SOS MIGRANTI/ Le decisioni dell'Ungheria? La colpa è di Bruxelles

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Il vicepresidente della Commissione della Sicurezza Nazionale del Parlamento, Szilárd Németh, in una conferenza stampa ha rilevato che i migranti illegali sono sempre più aggressivi. Bruxelles ha dimostrato negli ultimi mesi di essere totalmente incapace di gestire la situazione, che di conseguenza deve essere affrontata sul livello nazionale. E la massa enorme dei migranti è un peso senza precedenti su ogni cittadino. 

E' da notare che nei diversi campo di accoglienza sono già scoppiati disordini. All'inizio di luglio in una struttura di Debrecen un gruppo di clandestini ha inscenato una protesta. Una sessantina di loro ha lasciato il centro di accoglienza. Sono scesi nelle strade della città, hanno danneggiato le macchine con bastoni e hanno dato fuoco ai cassonetti. I diversi gruppi di richiedenti asilo si sono scontrati per motivi religiosi

Il ministro delle risorse umane, Zoltán Balog, in un'intervista rilasciata il 25 agosto alla Deutschlandfunk, la radio tedesca di pubblico servizio, ha detto tra l'altro: a Bruxelles l'Ungheria ha già segnalato mesi fa la situazione critica richiamando l'attenzione alla rotta balcanica. Non avendo ricevuto risposta in merito, il governo ungherese è stato costretto ad intraprendere una politica di limitazione degli accessi sul territorio nazionale, decidendo la costruzione di una recinzione lunga 175 chilometri e alta quattro metri, al confine con la Serbia. La difesa della frontiera serbo-ungherese, che è nello stesso tempo quella dell'Unione Europea, è un dovere sia verso i cittadini ungheresi che nei confronti degli stati membri dell'Unione, come è stabilito nell'Accordo di Schengen.

L'Ungheria nelle ultime ore ha anche annunciato che a partire dal 1° settembre manderà 2mila soldati al confine con la Serbia.

Nei primi di agosto, su iniziativa della Slovacchia è stato siglato un accordo di cooperazione tra i due paesi per controllare i treni internazionali che attraversano l'Ungheria, la Slovacchia e la Repubblica Ceca verso la Germania per rafforzare la difesa delle frontiere dell'Unione Europea su richiesta di Frontex, l'Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea. Bratislava ha mandato agenti di polizia per lo stesso scopo anche in Spagna, in Croazia e in Bulgaria. 

Il premier Viktor Orbán, leader del centro-destra, è al suo terzo mandato (secondo consecutivo), ha i due terzi del voto dell'elettorato. Il suo programma è stato chiaro dall'inizio del fenomeno migratorio: "profughi sì, clandestini, migranti economici no". Qualche mese fa il governo ha installato cartelli pubblicitari che ammoniscono: "Se vieni in Ungheria, devi rispettare le nostre leggi, la nostra cultura". "Se vieni in Ungheria, non puoi togliere il lavoro agli ungheresi". I cartelloni, spesso imbrattati, hanno suscitato l'indignazione della sinistra che critica il governo per "l'allarmismo infondato", mentre l'estrema destra vorrebbe usare il pugno di ferro contro l'immigrazione abusiva. 


COMMENTI
28/08/2015 - Italia nome geografico? (Carlo Cerofolini)

Considerato come affrontiamo (malissimo) l’immigrazione clandestina, non è che avesse ragione Metternich quando definì l’Italia nome geografico?

 
28/08/2015 - Ungheria: una vera nazione. (Giuseppe Crippa)

Davvero interessante questo articolo che descrive senza parafrasi buoniste quanto sta accadendo nel suo paese, ben più piccolo dell’Italia ma raggiunto in questo momento da un numero di migranti (in proporzione agli abitanti) superiore a quanto sta accadendo da noi. Apprezzo in particolare le azioni del governo ungherese: la decisione nel richiedere l’identificazione (e la visita medica) di chi arriva – accetteremmo qualcuno che entrasse in casa nostra, anche solo per un minuto, senza presentarsi? – ed anche l’apposizione di semplici cartelli che ammoniscono i migranti a rispettare leggi e cultura del paese che li ospita danno la sensazione che l’Ungheria sia una comunità di persone e non un territorio in cui chiunque arrivi possa fare quanto vuole.