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SOS MIGRANTI/ Le decisioni dell'Ungheria? La colpa è di Bruxelles

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La popolazione è divisa, da una parte regna la paura per l'ondata inimmaginabile dei migranti, dall'altra parte c'è la voglia di aiutare, specialmente vedendo le famiglie con bambini piccoli. La macchina della solidarietà non si è mai fermata da parte della gente comune e dalle organizzazioni d'assistenza, come per esempio quella ecumenica, con il sostegno straordinario dell'ambasciatrice della carità, la signora Orbán, madre di quattro figli. Le agenzie di soccorso raccolgono fondi per l'assistenza dei migranti, specialmente per i bambini che saranno scolarizzati nell'anno scolastico che comincia l'1 settembre. La maggior parte dei servizi sono forniti da volontari e dalle donazioni degli ungheresi.

L'Ungheria non ha la memoria corta. Non ha dimenticato né il Muro di Berlino, né la cortina di ferro che l'ha tagliata fuori per decenni dal mondo libero. I muri di allora sono stati costruiti per impedire che la gente scappasse dalla dittatura comunista. Chi ci ha provato, è stato fucilato sul posto. E' stata proprio l'Ungheria che ha tolto il "primo mattone" dal Muro di Berlino 26 anni fa, il 19 agosto 1989, quando alla frontiera austro-ungarica ha organizzato il picnic paneuropeo e aprendo la cortina di ferro ha aperto la porta verso la libertà per migliaia di cittadini della Germania dell'Est.

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COMMENTI
28/08/2015 - Italia nome geografico? (Carlo Cerofolini)

Considerato come affrontiamo (malissimo) l’immigrazione clandestina, non è che avesse ragione Metternich quando definì l’Italia nome geografico?

 
28/08/2015 - Ungheria: una vera nazione. (Giuseppe Crippa)

Davvero interessante questo articolo che descrive senza parafrasi buoniste quanto sta accadendo nel suo paese, ben più piccolo dell’Italia ma raggiunto in questo momento da un numero di migranti (in proporzione agli abitanti) superiore a quanto sta accadendo da noi. Apprezzo in particolare le azioni del governo ungherese: la decisione nel richiedere l’identificazione (e la visita medica) di chi arriva – accetteremmo qualcuno che entrasse in casa nostra, anche solo per un minuto, senza presentarsi? – ed anche l’apposizione di semplici cartelli che ammoniscono i migranti a rispettare leggi e cultura del paese che li ospita danno la sensazione che l’Ungheria sia una comunità di persone e non un territorio in cui chiunque arrivi possa fare quanto vuole.