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VISTI DA LIMA/ 2. Noi, Italietta prossima al tramonto (insieme alla Germania)

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Ma questa vicenda potrebbe anche ridisegnare profondamente gli equilibri interni del Centro e Sudamerica. Infatti in questo momento la divergenza di orientamento economico dei paesi delle due sponde del continente coincide con una profonda frattura politica, alimentata per anni dalla sconsiderata politica del Venezuela di Hugo Chavez, che, nel silenzio indifferente o spesso addirittura complice dei paesi occidentali, ha diffuso il suo modello di “democrazia autoritaria” in buona parte dell’America Latina, sostenendo a suon di petrodollari (anziché usarli per migliorare le condizioni di vita dei suoi concittadini, che infatti sono ormai ridotti alla fame) i corrotti e vacillanti regimi di Ecuador, Bolivia, Argentina e della stessa Cuba, che altrimenti sarebbero già in crisi da un pezzo, a dispetto degli acritici panegirici che spesso vengono fatti (anche strumentalizzando la recente visita del Papa) della loro presunta “innovativa inclusione sociale”, che di fatto altro non è che il solito, vecchio assitenzialismo statalista.

Ora, a parte il piccolo Ecuador, tutti questi paesi si trovano sulla sponda atlantica o comunque a est delle Ande, mentre i paesi più democratici (Cile, Perù, Colombia e Messico) si trovano tutti sulla costa del Pacifico, che coprono quasi per intero, dalla Terra del Fuoco fino alla California. Se poi si considera che il Brasile ha sempre fatto un po’ storia a sé, in parte per le sue dimensioni e in parte per ragioni culturali e linguistiche («Brasil es Brasil», dicono qua, con l’aria di aver detto tutto) e che ultimamente sta anch’esso attraversando un momento difficile, mentre quel che resta (Uruguay, Paraguay e paesi caraibici) è davvero poca cosa, ecco che si ha una sovrapposizione quasi perfetta tra paesi della costa ovest con regimi autenticamente democratici ed economie in forte crescita, e paesi della costa est con regimi autoritari ed economicamente in grave crisi. La ratifica del TPP, che prima o poi inevitabilmente avverrà (e probabilmente più prima che poi), non potrà che accentuare ulteriormente questa tendenza, che, se le cose a est non dovessero cambiare rapidamente, rischia di generare una frattura profonda e difficilmente reversibile.

Forse sarebbe bene che la vecchia Europa cominciasse a tener conto di tutto ciò nelle sue scelte di partnership politica ed economica in America Latina, invece che continuare a correr dietro ai miti guevaristi, oggi (in)opportunamente rifritti in salsa chavista. Altrimenti le fosche profezie degli economisti peruviani sul collasso prossimo venturo del nostro continente avranno una chance in più di diventare realtà.

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COMMENTI
03/08/2015 - commento (francesco taddei)

la germania esporta in cina più degli usa. col suo brutto e cattivo ministro dell'economia chiuderà il deficit a zero ed è il primo partner della russia. tramonto a chi?