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Esteri

VISTI DA LIMA/ 2. Noi, Italietta prossima al tramonto (insieme alla Germania)

È diverso il mondo, visto da Lima. Anzitutto Lima stessa. Noi ne abbiamo solo un’idea molto vaga, perché del Perù in Europa quasi non si parla. Reportage di PAOLO MUSSO

Immagine presa dal webImmagine presa dal web

Se dall’Europa Lima è quasi invisibile, vista (o, per meglio dire, non vista) da Lima è invece l’Europa che si riduce a ben poca cosa: in effetti, se non fosse per il calcio, sui media locali praticamente non ve ne sarebbe traccia. Solo per dare un’idea, nel 2013 la clamorosa rielezione di Napolitano alla presidenza della repubblica italiana venne confinata in un trafiletto in quart’ultima pagina del Comercio, il principale quotidiano del Perù (gli altri dubito che ne abbiano neanche parlato). Gli unici eventi europei che sono riusciti ad avere l’onore (in questo caso assai poco gradito) della prima pagina negli ultimi anni sono stati gli attentati alla metropolitana di Londra e alla sede di Charlie Hebdo a Parigi. Di fatto, se non fosse per Internet io rischierei di tornare in Italia senza nemmeno sapere se troverò ancora lo stesso governo o a che punto è la questione del debito della Grecia, ma in compenso avendo visto tre o quattro volte la finale di Coppa Italia e circa una dozzina quella di Champions League (e almeno l’avessimo vinta).

Però se la miopia è simmetrica, le cause invece non lo sono affatto. Diversamente da noi con loro, infatti, i peruviani (e i sudamericani in genere) hanno perfettamente chiaro, se non altro per ragioni storiche, che cos’è l’Europa e qual è il suo ruolo nel mondo: quindi se non parlano di noi non è perché non ci conoscano, ma perché non gli interessiamo. O, almeno, non gli interessiamo più.

Certamente l’Europa è ancora un partner commerciale di discreta importanza, ma, per quanto sia dura da mandar giù per il nostro orgoglio, qui ci vedono sostanzialmente come un continente vecchio, superato dalla storia e ormai prossimo al tracollo, soprattutto in Perù dove in passato sono rimasti così scottati dallo statalismo e dal debito pubblico da esso generato, che gli economisti locali (peraltro molto seri e preparati) considerano praticamente fallita non solo la “viziosa” Italia, ma anche la “virtuosa” Germania. Istintivamente, pensando ai rispettivi livelli di sviluppo, questo atteggiamento può apparirci ridicolo e indisponente, tuttavia il fatto che in un paese molto più legato del nostro alla tanto celebrata quanto poco considerata “economia reale” ci vedano così, dovrebbe farci riflettere: speriamo che si sbaglino, naturalmente, ma se siamo arrivati a considerare normale e anzi addirittura “virtuoso” un debito pubblico che sfiora l’80% del Pil (come è appunto il caso della Germania), forse quelli che hanno una prospettiva distorta siamo noi.

Ma in realtà neanche questa è la ragione del disinteresse nei nostri confronti, tant’è vero che questi discorsi vengono fatti perlopiù nelle pagine degli approfondimenti, mentre non compaiono mai nella cronaca politica o economica, che si limita ad ignorarci. La verità è semplicemente che il Perù ormai guarda a Oriente: ai nuovi mercati che si stanno aprendo al di là dell’immensa distesa del Pacifico, in particolare quelli della Cina, in tumultuosa crescita e affamata delle materie prime che il Perù produce in abbondanza e che sono la chiave del suo attuale miracolo economico (Oriente che poi in realtà dal suo punto di vista è l’occidente: e anche questo la dice lunga su come è diverso il mondo visto da quaggiù).


COMMENTI
03/08/2015 - commento (francesco taddei)

la germania esporta in cina più degli usa. col suo brutto e cattivo ministro dell'economia chiuderà il deficit a zero ed è il primo partner della russia. tramonto a chi?