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LA STORIA/ Zamu-Veronica, la felicità può battere l'Aids

Pubblicazione:martedì 4 agosto 2015

Veronica Asaba (Infophoto) Veronica Asaba (Infophoto)

Veronica è stata il cuore pulsante del Meeting Point di Hoima. 

Dopo il suo incontro capì senza mezzi termini che la radice di questa novità era il cristianesimo e l'unità particolare che la fede in Cristo dona. Lei era innamorata di questa amicizia, ce lo diceva spesso: "io vorrei diventare cristiana solo perché qui è possibile essere veri amici, non ho mi visto un'amicizia così". La prima volta che entrò in una chiesa scoprì che esiste il perdono, la sua insistenza divenne un cammino di cambiamento personale, con Patrizia e le altre amiche di Cl leggeva Il senso religioso, parole che la cambiarono alla radice. Chiese a suo padre, capo clan islamico il permesso di essere battezzata, lui disse sì convinto solo dagli amici che la sostenevano. Da Zamu che era divenne Veronica. Cominciò a sua volta a frequentare chi era malato come lei condividendone non solo la sofferenza, che sarebbe penoso, ma anche la speranza ed il cambiamento reale di vita qui ed ora. Qualcuno la preferiva davvero: proprio in quei mesi arrivarono i primi farmaci antiretrovirali che le permisero di migliorare e di vivere per oltre 24 anni in discreta salute. Divenne la responsabile del Meeting Point di Hoima, aprì una casa d'accoglienza in cui viveva con i suoi figli, poi con gli orfani delle sue sorelle, poi con decine di altri ragazzi trattati come figli. Era la regina della casa e nello stesso tempo la serva di tutti. Seguì con passione quasi mille adozioni a distanza con Avsi. Nel 2007 costruì la nuova sede del Meeting Point in cui decine di donne ogni giorno si incontravano e pianificavano le loro giornate di carità e letizia. La vidi per l'ultima volta nel 2013, allungai la strada di ritorno dal Sud Sudan solo per incontrarla. Pranzammo insieme con molti altri amici, era reduce da un piccolo ictus che la costringeva ad usare la stampella. Ma non aveva rallentato l'intensità di vita. Faceva progetti e raccontava dei progressi fatti dai suoi ragazzi. 

Adesso vede in faccia le centinaia di amici che aveva accompagnato a morire, di cui ha stretto la mano, di cui ha asciugato il volto, proprio come la Veronica fece con Gesù.

Di una cosa rendo grazie a Dio: di avermi fatto amico di Veronica e di avermi suggerito di scriverne la storia nel libro La ragazza che guardava il cielo. Era necessario far conoscere una storia così.



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