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LA STORIA/ Zamu-Veronica, la felicità può battere l'Aids

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Veronica Asaba (Infophoto)  Veronica Asaba (Infophoto)

Il 21 luglio 2015 Veronica ha attraversato il fiume ed è giunta all'altra sponda, dopo 52 anni vissuti con un'intensità ed un desiderio indomabili. 

Era nata in Uganda nei giorni dell'indipendenza dagli inglesi e la sua indipendenza se l'è sempre guadagnata duramente. Vissuta nell'educazione islamica, che la vitale mentalità africana rendeva meno rigida e più accomodante, dopo la guerra civile che scacciò Amin dall'Uganda perse due successivi mariti ed un figlio neonato senza sapere chi ringraziare. Di lì a poco le morti misteriose di amici e parenti stretti furono il segnale di avvio di quella che è stata definita a ragione la peste del ventesimo secolo: l'Aids. Trenta milioni di persone spazzate via dall'Africa nera, spesso tra l'indifferenza del resto del mondo. Storie infinite, eroiche, tragiche, un carico di dolore apparentemente cieco abbattuto su quella parte del mondo che già soffriva più delle altre. 

Così, con il batticuore e la paura per sole compagne, Zamu (questo era il suo nome islamico) scopriva un giorno del 1991 nell'ospedale di Hoima dove lavoravano i medici italiani di Avsi, che anche lei era stata catturata dal virus, che i sui giorni erano contati. Sieropositiva! La disperazione non poteva però essere l'ultima parola su questa persona ricca di una brama di vita e di significato. L'incontro con le persone del Meeting Point la colpì al punto che riuscì a sollevare la testa dal proprio asfittico dolore e guardare oltre. 

Il Meeting Point era nato qualche anno prima nel profondo nord ugandese dall'incontro che un insegnante ugandese, Elly, anche lui ormai chiuso dal virus nel braccio della morte, aveva avuto con padre Alfonso ed i volontari italiani ed ugandesi che lo andavano a trovare in ospedale. "Ho capito che la mia dignità non dipende dalla salute, dai soldi o dalle mie capacità, ma dal fatto che qualcuno mi ha chiamato alla vita e mi vuole bene da sempre e me lo dimostra mandandomi amici che mi sorridono, mi fanno compagnia, che mi accompagnano alla morte, che si prenderanno cura dei miei orfani. Per la prima volta da tanti mesi ho sospettato che forse la vita non è un'incredibile corsa solitaria verso la tomba!".

Elly prese il coraggio e l'energia per uscire di casa annunciando questo a tutti, malati e sani, unendosi agli amici italiani e coinvolgendone molti altri, visitando capanne e corsie d'ospedale, confortando e piangendo, sorridendo quando sembrava possibile solo lacrimare, parlando invece che ammutolire, essere amico invece che solitario. Così nacque il Meeting Point (punto d'incontro) e si sviluppò da Kitgum a Hoima, in Kenya, a Kampala (animato da Rose). Il simbolo era l'Icaro di Matisse, che vola nel cielo stellato, nero con un punto rosso, il cuore pieno di forza, capace di farsi attrarre dalla vita.



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