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Esteri

VISTI DA LIMA/ 3. La strana "crisi" (+3,5%) che il Perù insegna all'Italia

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Che cosa, allora, sta andando storto? Il problema è che nel 2011 i partiti di centrodestra, che tutti insieme hanno quasi il 70% dei voti, si sono presentati talmente divisi alle elezioni presidenziali che il candidato della sinistra, Ollanta Humala, è riuscito ad arrivare al ballottaggio insieme alla figlia di Fujimori, Keiko. Contro chiunque altro Humala non avrebbe mai vinto, anche perché era stato pesantemente sponsorizzato (e, a quanto sta emergendo proprio in questi giorni, probabilmente anche illegalmente finanziato) da Hugo Chavez, il recentemente defunto presidente del Venezuela, che qui è particolarmente inviso, dato che per anni ha cercato in tutti i modi di destabilizzare il Perù, il cui successo economico, basato su principi del tutto opposti a quelli della sua fallimentare “democrazia bolivarista”, rappresentava per lui un insopportabile pietra di paragone. La paura di un ritorno al potere del fujimorismo ha però spinto molti elettori moderati a votare “turandosi il naso” per Humala, che dal canto suo nel frattempo aveva molto sfumato il suo programma (inizialmente assai radicale) ed è così riuscito a prevalere per un soffio, col 51,34%.

Non è stata una buona idea. È vero che l’articolo 60 (insieme all’assenza di una vera maggioranza in Parlamento) gli ha fin qui impedito di intervenire direttamente nell’economia, come pure ha più volte tentato di fare, ma Humala ha causato ugualmente gravi danni, soprattutto con il suo atteggiamento ambiguo verso l’attività mineraria, vera base del miracolo economico peruviano, che ha portato alla sospensione di progetti già debitamente autorizzati, per un ammontare totale di svariate decine di miliardi di dollari, a seguito delle solite proteste di gruppuscoli pesudo-ambientalisti (in realtà spesso collusi con la criminalità organizzata, che trae grandi vantaggi dalle miniere illegali) verso i quali il presidente non ha mai mostrato la necessaria decisione.

Qual è la morale della favola? Per i peruviani, che farebbero bene a chiudere al più presto l’infelice parentesi Humala, cosa che probabilmente avverrà alle prossime elezioni, per fortuna in calendario tra meno di un anno. Per noi, che un po’ più di coraggio nel rigettare lo statalismo e nel promuovere il principio di sussidiarietà non sarebbe soltanto giusto: sarebbe anche un buon affare.

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