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Esteri

CAOS MIGRANTI/ L'Europa del "liberi tutti" affonda in Italia e in Grecia

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Alla prima domanda ha iniziato a rispondere il presidente russo Vladimir Putin che con la sua decisione di scendere in campo nel conflitto (vedremo nei prossimi giorni come) ha innescato la paura di quanti ancora resistevano in quei luoghi e li ha indotti a partire, tutti e subito, per l'Europa. Alla seconda, non essendo in grado Bruxelles di stabilire una linea politica unitaria (e qui ritorna la domanda di Galantino) su tutta la questione, lascia i singoli Stati ancora una volta liberi di prendere le decisioni che ritengono più opportune. Così si va dalla Germania, paladina dell'accoglienza, all'Ungheria, che rischiamo di veder deferita alla Corte dell'Aia per le azioni intraprese nel contenimento dall'ondata migratoria. 

Con questo sistema ogni nazione — tranne quelle di vera frontiera — sta di fatto ritagliandosi un proprio spazio politico. Italia e Grecia, infatti, continuano a sopportare pesi gravosi senza che più neanche si parli delle questioni irrisolte che ci sono nei loro territori. Perfino gli Usa hanno avuto la loro parte di palcoscenico affermando di voler accoglie "ben" 10mila profughi. Frattanto, in Grecia continuano a rimanere in piccole isole migliaia di immigrati "accolti" peggio di come vivevano nei campi profughi da cui erano partiti, senza che nessuna nave ospedale li vada a prendere almeno per evitare che muoiano lì, e in Italia continuano a sbarcare, e in parte a morire prima, migranti di tutte le nazionalità.

Ciò che continua a sorprendere in tutta questa vicenda è un banalissimo dato che abbiamo imparato sui libri di storia: tutte le guerre scatenate dagli uomini, anche le più cruente, anche le più lunghe, come la "guerra dei cent'anni", hanno fine solo quando gli stessi uomini che le hanno provocate si accordano per interromperle e così tornare alla pace. Il fenomeno dell'immigrazione di massa cui stiamo assistendo è il frutto della forma più sofisticata di guerra del XXI secolo. Essa ha due facce, ma la medaglia è la medesima. Il retto, quella che ci fanno vedere sempre in televisione, è quella guerreggiata che si combatte in vaste aree del Medio oriente, dalla Siria alla Libia. Guerre scatenate dalle grandi potenze per accaparrarsi zone di influenza da contrapporre ad altre zone di influenza. Il verso è quella che non ci fanno vedere, quella solo apparentemente non guerreggiata, ultimo anello del colonialismo ottocentesco che dopo aver provocato sottosviluppo in vaste aree, soprattutto dell'Africa, ha portato le popolazioni residenti e sopravvissute alla decisione di venire a riprendersi in Europa quello che è stato tolto ai loro nonni.

E torniamo così inesorabilmente alla domanda iniziale: possibile che l'Europa possa esprimere la propria unità solo nelle etichette dei prodotti alimentari e nelle misure economiche draconiane da affibbiare alla Grecia? Siamo certi che l'Europa potrebbe, ne ha i mezzi economici e gli strumenti politici. Ma non vuole. 


COMMENTI
14/09/2015 - Caos Migranti (giuseppe samir eid)

Non vedo affrontato nei media oltre all'accoglienza l'aspetto dell'integrazione. Quella culturale non può essere considerata un problema secondario rispetto a quello dell'assistenza materiale. I due aspetti devono essere compresenti, altrimenti il rischio è che i rifugiati interpretino falsamente i centri di accoglienza come enti assistenziali come luoghi che, in cambio dell'assistenza fornita, mirano in realtà al proselitismo. La questione del dialogo fra civiltà e mentalità differenti non può comunque essere demandata esclusivamente ai volontari. Di fronte a questa urgenza anche le istituzioni debbono fare la loro parte. A livello politico l'attenzione è rivolta ai problemi originati dall'incremento del flusso migratorio, mentre poco o niente si fa per l'integrazione culturale dell'immigrato rifugiato nella nostra società. Un'errata concezione della laicità dello stato induce a non sfiorare in ambito pubblico argomenti che abbiano a che fare con la religione. Al contrario l'aspetto religioso rappresenta per ogni arabo, in questo caso penso ai siriani, una dimensione naturale della vita, è parte integrante della propria identità, sia che egli professi la fede cristiana sia che appartenga alla comunità musulmana. Negare a chi giunge nel nostro paese da contesti culturali così lontani notizie minime su ciò riguarda la cultura occidentale equivale a promuovere un inserimento monco nella nostra società. eid.giuseppe@gmail.com