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MEDIO ORIENTE/ Così gli errori di Obama aggravano la guerra totale

Aumentano in Usa le perplessità sulla politica di Obama in Medio Oriente e sulla lotta contro l’Isis, soprattutto di fronte all’aumento della presenza militare russa in Siria. CARL LARKY

Mig russo pronto al decollo (Infophoto) Mig russo pronto al decollo (Infophoto)

Il Medio Oriente si presenta sempre più come il "buco nero" della politica estera degli Stati Uniti e anche la presidenza di Obama, così diversa sulla carta da quella di Bush, non è riuscita a risolvere nessuno dei problemi lasciati dalla precedente amministrazione, anzi, li ha in buona parte aggravati.

Il vecchio sistema di alleanze nella regione, formalmente ancora in vita, è di fatto soggetto a vistose crepe e conflitti. I rapporti con Israele sono sempre più freddi e sono giunti a uno scontro diretto con l'apertura di Obama all'Iran sulla questione nucleare, contestata anche da buona parte dell'opposizione interna repubblicana. Il che non potrà non avere effetti anche sulla prossima campagna per le elezioni presidenziali, data la notevole influenza della comunità ebraica negli Stati Uniti, pur divisa nei confronti del governo di destra di Netanyahu. Malgrado la crescente importanza che l'Egitto sta assumendo nella lotta contro l'estremismo islamico, l'appoggio di Obama ai Fratelli musulmani non facilita le relazioni con il governo militare di al-Sisi.

Anche con l'Arabia Saudita la situazione è molto tesa, sia per la questione iraniana, sia per la guerra sul prezzo del petrolio scatenata dai sauditi proprio per bloccare il petrolio di scisto americano. Sembra quindi difficile continuare la cinica alleanza del passato, che spingeva Usa ed Europa a chiudere entrambi gli occhi sulla completa assenza di libertà, in particolare religiosa, in Arabia e sui costanti e sostanziosi finanziamenti dei sauditi a molti movimenti islamici estremisti.

La laica e autoritaria Turchia fondata dai Giovani Turchi è stata a lungo il bastione orientale della Nato, ma la situazione è cambiata con l'avvento al potere del partito islamico di Erdogan. La nuova Turchia, cui vengono attribuite aspirazioni neo-ottomane, ha rotto i consolidati rapporti con Israele e ha tolto il sostegno ad Assad, di cui Erdogan è diventato il maggiore avversario insieme a Obama. Malgrado il comune nemico, Erdogan si è dimostrato un alleato molto più tiepido, tenendo un atteggiamento piuttosto cauto, se non ambiguo, nei confronti dell'Isis. Anche la recente decisione di intervenire con raid aerei contro lo stato islamico si è risolta, almeno per il momento, in un attacco ai curdi del Pkk, riaprendo così la questione curda non solo in Turchia, ma anche in Siria e in Iraq.

Proprio Siria e Iraq sono i punti su cui la politica estera di Obama viene più criticata anche negli Stati Uniti, come indicano le crescenti polemiche sugli scarsi risultati del programma di addestramento di combattenti siriani moderati. Un primo gruppo di questi combattenti, 54 uomini, è stato annientato in luglio dal al-Nusra, il gruppo estremista affiliato ad al-Qaeda.