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ELEZIONI GRECIA/ I jolly "inutili" di Tsipras e Meimarakis

Nell'ultima settimana prima delle elezioni, Alexis Tsipras e Vangelis Meimarakis sono stati protagonisti di un confronto televisivo. Il commento di SERGIO COGGIOLA

Vangelis Meimarakis (Infophoto) Vangelis Meimarakis (Infophoto)

Il nuovo contro il vecchio, per usare la terminologia di Tsipras. Il radicale contro il moderato, per usare la terminologia di Meimarakis. Un dibattito televisivo senza esclusioni di colpi, impensabile soltanto alcuni mesi fa. Scontro all'arma bianca, ma tra i due scorre una vena di simpatia che potrebbe portare a risultati positivi. Entrambi sono d'accordo soltanto sul fatto che il contratto del Memorandum III debba essere onorato. 

Tsipras ha costantemente ribadito che il dilemma per i greci è uno solo: vogliamo una Grecia dei pochi o una Grecia dei tanti? Per Meimarakis la strategia è sempre la stessa: un governo di unità nazionale che possa portare il Paese fuori dalle secche della recessione. Di un governo con i conservatori l'ex primo ministro non ne vuole discutere, perché non si possono conciliare le idee della sinistra con quelle della destra che ha portato il Paese alla catastrofe. Tra chi ha "resistito" alle pressioni dei creditori e tra chi ha sempre detto loro "sì" non ci può essere intesa politica. Non solo, ha insistito sul fatto che il suo governo è riuscito, dopo sette mesi di "dure trattative", a strappare un accordo ragionevole e meno gravoso e che lui ha saputo dire "no" ai creditori. Ma non ha mai usato la parola "memorandum", preferendo definirlo "ciò che abbiamo firmato". 

In alcuni punti ha smentito ciò che aveva riferito al Parlamento, alcuni mesi fa. Il presidente di Nea Democratia lo ha incalzato, a volte con l'ironia, a volte con freddezza. Gli ha ricordato gli sbagli e le false promesse. Non poteva però ringraziarlo pubblicamente del favore ricevuto. Il suo partito, dato per moribondo, ha ripreso a macinare consensi e si aspetta un risultato insperato.
Comunque non hanno scoperto le loro carte. E poi quali carte segrete? La "road map" della Grecia è già stata scritta. Inutile sostenere, come fa Tsipras, che alcuni suoi punti possono essere ridiscussi. Da Bruxelles hanno fatto sapere che quanto è stato sottoscritto va applicato e che non ci sono molti margini di modifiche. Da Berlino invece si chiede ai greci di decidere se vogliono continuare a restare nell'euro o no.

Entrambi i leader ne sono consapevoli, quindi la loro campagna elettorale è tutta basata sulla raccolta di voti di "simpatia". Pochi credono alle analisi politiche di Tsipras sui suoi sette mesi di governo, altrettanti pochi credono che i conservatori si siano trasformati in moderati e che abbiano abbandonato la loro cultura politica. Entrambi gli schieramenti sono alla caccia dei voti degli indecisi. Il 40% a gennaio ha votato Syriza. Molti di questi si tureranno il naso e voteranno ancora per Tsipras. Decisi e indecisi sono comunque certi che il 21 settembre la Grecia inizierà un nuovo paradigma storico, per il momento ancora ignoto. Nei tre mesi successivi dovranno mettere la mano nel portafoglio e iniziare a pagare.