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CAOS MIGRANTI/ Cosa c'è dietro il flusso di profughi siriani dalla Turchia all'Ue?

Pubblicazione:giovedì 17 settembre 2015 - Ultimo aggiornamento:giovedì 17 settembre 2015, 8.59

Recep Tayyip Erdogan (Infophoto) Recep Tayyip Erdogan (Infophoto)

Secondo alcuni commentatori, il problema curdo per Erdogan si era già posto prima con le elezioni di giugno, in cui l’Hdp aveva raggiunto un imprevisto 13%, superando lo sbarramento del 10% e portando così una nutrita schiera di suoi rappresentanti in Parlamento, accanto agli altri due partiti di opposizione, laici e nazionalisti. L’Akp di Erdogan aveva così perso la maggioranza assoluta, né le successive trattative per costituire un governo di coalizione con uno degli altri partiti sono andate a buon fine. Nuove elezioni sono state perciò indette per novembre e la riapertura della questione curda, fatta precipitare dall’attentato di Suruc, sta offrendo motivi di propaganda nazionalista che potrebbero ridare all’Akp la maggioranza assoluta. Erdogan potrebbe così portare a compimento il programma di repubblica presidenziale più autoritaria che si dice persegua e che metterebbe in seria difficoltà le opposizione interne, sia i curdi che il partito laico. D’altro canto, le tentazioni autoritarie di Erdogan e del suo partito sono emerse in diverse occasioni negli ultimi anni.

A proposito di derive autoritarie, occorre però ricordare che nel precedente regime l’esercito era intervenuto per cancellare l’esito di elezioni non gradite. La possibile entrata in guerra conto lo Stato islamico e la possibile ripresa delle ostilità su larga scala contro i curdi potrebbero riportare in gioco l’esercito, messo finora in un angolo da Erdogan. L’aggravarsi della situazione curda è forse una delle ragioni che ha spinto la Russia a scendere apertamente in sostegno del regime di Assad, affiancando l’Iran. Putin probabilmente giudica la situazione siriana ormai fuori controllo e, pur di salvaguardare la base russa di Tartos, situata nella zona controllata dall’attuale governo, è disposto a far naufragare i recenti accordi, soprattutto economici, con la Turchia.

Sembra molto difficile che Erdogan riesca a realizzare quella zona di sicurezza in Siria, lungo il confine turco e difesa dall’esercito turco, che aveva lasciato apparentemente perplesso anche Obama. Forse perché suonava più come un’operazione contro Assad e i curdi, piuttosto che contro l’Isis, e avrebbe comportato una presenza diretta turca in Siria non gradita a molti altri attori della regione. Il motivo proclamato era di riportare in patria i due milioni di profughi siriani rifugiati in Turchia, o più realisticamente, di spostarne i campi di raccolta dalla Turchia in Siria. Forse l’allontanarsi di tale ipotesi è uno dei fattori alla base dell’improvviso afflusso di profughi siriani dalla Turchia all’Europa, esodo cui il governo di Ankara sembra essere indifferente. Eppure, il suo controllo sulle coste dovrebbe essere un po’ più efficiente rispetto a quello della caotica Libia.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
17/09/2015 - Interessante (Giuseppe Crippa)

Articolo davvero interessante, che contribuisce alla comprensione della recente trasmigrazione di rifugiati siriani. Mi auguro di leggere sempre più spesso il signor Wulff.