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GRECIA AL VOTO/ Un paese in fuga da Syriza (verso la Bulgaria)

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Operai greci in protesta (Infophoto)  Operai greci in protesta (Infophoto)

La rabbia è soprattutto rivolta contro la Germania, responsabile per lui del taglio alle pensioni. Questo succede perchè la Grecia è parte dell’Unione europea, osservo. “No, siamo parte dell’Unione tedesca”, aggiunge sarcastico. La vita rurale, lontano dai centri urbani, potrebbe forse rappresentare un’alternativa - per chi può spostarsi - alla città. Soprattutto se le cose dovessero ulteriormente peggiorare.

Demetra ha 77 anni e dopo una vita di duro lavoro in una tabaccheria ad Atene ora è in pensione e vive a Prassino, nella casa di famiglia, con i suoi due gatti. Dice che in tutto ci saranno massimo 500 abitanti nel villaggio e che, tra Prassino e Atene, preferisce di gran lunga il primo. Sua nipote Ioanna vive ad Atene con marito e due figli nell’ex villaggio Olimpico. Entrambi lavorano e non pensano di lasciare la città, ma intorno a loro molte persone se ne sono già andate. “Prenderei in considerazione di andare all’estero, da mio fratello, oppure di tornare al villaggio dove sono cresciuta”, dice Ioanna.

La sua migliore amica è partita per gli Stati Uniti, dove ha trovato un lavoro grazie al fatto di avere il passaporto americano. E un’altra amica, di origine bulgara, ha deciso di tornare con la famiglia in Bulgaria. A Sofia sta pensando di trasferirsi anche l’azienda di accessori per la moda dove lavora suo marito, racconta, a causa delle tasse.

Anche chi non ha problemi economici si scontra quotidianamente con l’attuale politica del controllo del capitale (capital controls). “Mio marito voleva comprare un’auto nuova, una Nissan, ma la concessionaria gli ha detto ci dispiace, non possiamo importarla”, racconta Maria, 46 anni e madre di tre figli, mentre prendiamo un caffè a Karavos, il piccolo porto di Aliveri. L’impresa del marito, specializzata nel taglio del marmo, va a gonfie vele nonostante la crisi. Maria voterà Nuova Democrazia. “Tsipras vorrebbe riportare indietro l’orologio a dieci anni fa”, dice, aggiungendo che andare a tassare le imprese vuol dire non avere più chi investe nell’economia. È convinta che tra i sostenitori di Syriza ci sia “principalmente chi ha debiti con le banche”. Per dieci anni, prima della crisi, molta gente in Grecia otteneva prestiti per tutto, così si è indebitata, spiega.

Dimitris, insegnante in pensione che vive a Chalkida, la città principale dell’isola, propende per un ritorno alla vita rurale. “La Grecia non è mai stata una potenza industriale”, dice, aggiungendo che tutti i negozi che vendono servizi dovrebbero chiudere e al loro posto si dovrebbero aprire aziende agricole. Sua moglie Maria, ex impiegata in una fabbrica di porcellana, dice di essere delusa da Tsipras. Ma l’ex primo ministro gode del supporto di molti giovani, che “spesso non votano con la loro testa”, aggiunge Dimitris.



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