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Esteri

GRECIA AL VOTO/ Un paese in fuga da Syriza (verso la Bulgaria)

Vigilia del voto Evia, l'isola greca più grande dopo Creta: fra vetrine chiuse, delusione per la politica (e per Tsipras) e voglia di espatriare. CRISTINA BALOTELLI

Operai greci in protesta (Infophoto)Operai greci in protesta (Infophoto)

Le conseguenze della crisi greca sembrano avere un impatto molto più duro sugli abitanti delle città, grandi e piccole, nelle quali si concentra gran parte della popolazione. Nelle campagne, nei villaggi e nelle isole invece, le ripercussioni sulla vita di tutti i giorni sembrano meno pesanti. Questa almeno è l’impressione che traggo da ciò che vedo e dai racconti della gente che incontro nel mio breve viaggio a Evia, la seconda isola greca per grandezza dopo Creta.

“Ad Atene muori di fame, mentre nel villaggio puoi sempre raccogliere qualche verdura dall’orto e mangiarti un pollo,” dice Georgios, allevatore in pensione a Prassino, un villaggio di montagna non lontano dal lago Dystos. Ad Aliveri, piccola città industriale situata nella parte sud dell’isola, si notano le vetrine vuote di negozi che hanno chiuso. Come ad Atene o a Salonicco, le città più grandi, sono il segno visibile di una crisi che soffoca i piccoli commercianti e le attività imprenditoriali.

Rispetto alle elezioni del 20 settembre, prevalgono sentimenti di rassegnazione (tanto non cambierà nulla) e di disgusto per la politica e i politici. “Non cambierà nulla per noi, qualsiasi sarà il risultato di queste elezioni”, dice Maria, 30 anni, tornata sei anni fa ad Aliveri per sposarsi dopo aver vissuto a lungo a Birmingham, in Gran Bretagna. Tornare in Inghilterra è difficile ora che ha due bambini, anche se sua sorella è rimasta là.

Lavora con il marito in un bar che serve caffè e deliziose paste alla crema (bugaccia) su una affollata via pedonale del centro. Dice di pagare a fatica un mutuo di 800 euro al mese, perchè i salari hanno perso potere d’acquisto. “Promettono cose prima delle elezioni e poi fanno altro”, dice dei politici. La cosa che la preoccupa maggiormente è il futuro dei suoi figli. Se una volta i genitori mettevano da parte i loro risparmi per lasciare ai figli una casa e un pezzo di terra, spiega Maria, oggi i figli ereditano solo debito per le tasse introdotte sulla proprietà nel 2011.

“Mio figlio non voterà più Syriza”, interviene Vasso, proprietaria del negozio di parrucchiera dove si svolge la nostra conversazione. Il partito di Alexis Tsipras ha deluso coloro che, inizialmente, hanno creduto alle sue promesse e lo hanno votato per il proclamato rifiuto dell’austerità, salvo poi ritrovarsi con la peggiore austerità dall’inizio della crisi. Eppure, il peggio ancora deve arrivare perchè è troppo presto per vedere gli effetti delle pesanti misure approvate recentemente dal Parlamento.

Molti pensano che le tasse sulle imprese soffocheranno ancora di più l’economia e spingeranno gli imprenditori a spostare altrove la produzione. “Syriza? Loro sono la più grande delusione”, dice un uomo che incontro alla stazione di polizia di Aliveri. Racconta che da giovane si interessava attivamente alla politica, ma ora, a 67 anni, pensionato della locale compagnia elettrica, non sa cosa andrà a votare. “Non mi fido di nessun politico, mi danno il voltastomaco”, dice. Hanno alzato le tasse e tagliato la sua pensione. “Che altro possono fare? Non possono fare peggio di così”, aggiunge. Un giovane accanto a lui annuisce vigorosamente.