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UCRAINA/ Levitskyy: le sanzioni? un frutto avvelenato dell'ideologia peggiore

Pubblicazione:mercoledì 2 settembre 2015 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 2 settembre 2015, 13.21

Victor Levitskyy (Immagine dal web) Victor Levitskyy (Immagine dal web)

"Dopo un anno e mezzo di crisi, sono chiare due cose. La prima è che le sanzioni funzionano: contro l'economia russa, ma anche contro quella europea e soprattutto contro la popolazione ucraina, che soffre. La seconda certezza è che le sanzioni non hanno risolto e non risolveranno la crisi ucraina". Victor Levitskyy è oggi direttore dell'Ukrainian Institute for Strategies of Global Development and Adaptation, un think tank che ha fondato a Kiev dopo aver ricoperto importanti incarichi nell'alta amministrazione fra il 2010 e il 2014. Economista, politologo, filosofo, Levitskyy è stato invitato a Roma come relatore al seminario "Le strade per una soluzione del conflitto nell'Ucraina orientale", presso la Rappresentanza Italiana presso la Commissione europea con il patrocinio di Eurasiatx. Interverranno fra gli altri l'ex ministro degli Esteri italiano Vincenzo Scotti, Yossi Beilin, già ministro della Giustizia di Israele, Gabriele Natalizia, docente di politica internazionale presso la Link Campus University.

 

Professor Levitskyy, perché è così difficile superare l'escalation dei conflitti interni ed esterni in Ucraina?

In Ucraina è in corso un confronto per molti versi globale fra due diverse concezioni di sviluppo della civiltà. E il popolo ucraino sta pagando - forse per primo - il prezzo di questo clash. Intraprendere passi di rientro dai conflitti non è impossibile. anzi tutte le parti in campo vi si dovrebbero impegnare. Anzitutto dovrebbe essere smontata la macchina della propaganda ideologica, che è attiva su entrambi i fronti in conflitto ed è al servizio di interessi privati molto più di quanto si possa credere. Sarebbe invece utile lavorare tutti alla costruzione di una nuova cornice ideale.

 

Quale ideale?

L'ideale dell'integrazione del Paese, l'idea che l'Ucraina può e deve tornare a essere unita. Bisogna abbandonare la convinzione che le diversità fra le regioni ucraine portino necessariamente alla disintegrazione del paese. Gli accordi di Minsk sono un punto fermo, importante. Dobbiamo ricominciare da lì: decentralizzazione non significa disunità.

 

L'Ucraina in mezzo a una confrontation globale fra Russia da una parte, Usa e Ue dall'altra. C'è una via d'uscita?

In un modo o nell'altro la Russia rimarrà sempre un paese confinante, un vicino dell'Ucraina; l'Ucraina un vicino dell'Europa e l'Europa un vicino della Russia. A meno di voler cambiare il mappamondo, è impossibile non fare i conti con questa realtà, con questa geografia e con questa storia. E' il senso comune che suggerisce a dei "vicini" di esplorare tutte le possibilità di una convivenza pacifica e di evitare le guerre.

 

Una parte dell'opinione pubblica europea è più perplessa di fronte al prolungarsi delle sanzioni economiche contro la Russia...

Dopo un anno e mezzo, non ci sono dubbi: le sanzioni "funzionano", eccome. Funzionano contro l'economia russa e contro quella Ue. E in Ucraina, intanto, c'è solo gente che soffre. Le sanzioni funzionano nel non risolvere la crisi ucraina: altrimenti, dopo un anno e mezzo non saremmo a questo punto. Le sanzioni non risolveranno mai nulla perché in Ucraina i nodi non sono economici e non possono essere risolti con strumenti economici.

 

Le differenze etniche hanno aperto frattura non ricomponibili? 


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