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ELEZIONI GRECIA 2015/ Il "terzo" vincitore tra Tsipras e Meimarakis

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Tra i due leader, Tsipras e Kammenos, l’accordo fu semplice: io governo, tu non mi metti i bastoni tra le ruote, e in cambio ti offro alcune poltrone ministeriali. Con il Pasok e To Potami le trattative saranno difficili, perché entrambe queste formazioni, pur avendo votato il Memorandum III, hanno delle precise strategie politiche che divergono da quelle di Syriza. Con una vittoria di Nea Demokratia il quadro politico sarebbe più semplice, ma metterebbe Tsipras in una situazione delicata: può opporsi a quelle riforme che lui ha sottoscritto nel Memorandum III? 

Soltanto un punto è chiaro. Per la Grecia è l’ultima occasione. Oltre a questa si apre la porta verso un futuro ignoto, che poi tanto ignoto non è: l’uscita della Grecia dalla zona euro. Non se ne parla più ad Atene, ma il pericolo non è scongiurato. Purtroppo Alexis Tsipras, come i suoi due predecessori, ha avuto troppa fretta nell’andare alle elezioni anticipate. Ad agosto poteva contare su una ampia maggioranza parlamentare (circa 220 voti) e poteva continuare a governare per il periodo di tempo sufficiente a dare avvio al programma di riforme. Poi andare alle elezioni. Ma non si è assunto la responsabilità. Ha scelto di consultare il “popolo”, ma ha fatto male i calcoli perché era forse convinto, a fine agosto, che il 62% dei “no” gli avrebbe fornito una facile vittoria, magari con la maggioranza assoluta. Ma non aveva messo in conto la delusione degli elettori.

Errore, l’ultimo della prima serie. Ha ammesso di aver compiuto molti sbagli. Vero, ma non li ha quantificati in percentuale di recessione, in aumento della disoccupazione, nel congelamento della produzione. Ma soprattutto non ha chiarito perché ha riposto la sua fiducia in collaboratori che poi si sono rivelati dei “giuda”. Uno di questi, Varoufakis, ha pubblicamente dichiarato che voterà per Unione Popolare, del dracmista Lafazanis, per non parlare di altri, come l’ex vice presidente del Parlamento che, sospettato di aver evaso circa un milione di euro, è stato escluso dalla lista. Per dispetto, e dimenticando i suoi peana al leader Tsipras, ha invitato a votare per i dracmisti o per i comunisti. 

I greci li hanno provati tutti. Il socialista che vinse con lo slogan “i soldi ci sono” e che poi fu costretto a firmare il Memorandum I, adesso in pensione. Il conservatore che trionfò grazie alle critiche al Memorandum I e tre mesi dopo firmò il Memorandum II, ora emarginato. Il radicale che promise di strappare il Memorandum II, di espellere la Troika, di porre fine alla fine dell’austerità e la liberazione dal giogo europeo e sei mesi dopo firma il Memorandum III. Ancora sulla piazza. Dai primi due c’era da aspettarsi il fallimento, entrambi erano espressione del clientelismo, della corruzione e della codardia del sistema politico.

Dal terzo la Grecia si aspettava la rinascita, o comunque un cambiamento del suo paradigma sociale. A gennaio era la grande speranza. Avrebbe riformulato il futuro del Paese. Ha sprecato sette mesi, usati per mantenere immobili gli equilibri interni del suo partito-caleidoscopio. Adesso chiede il voto per un “nuovo domani” e per cancellare “il vecchio”. Se finora “ha fallito con successo” - come sintetizza il settimanale tedesco “Der Spiegel” - lo sapremo domani.

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