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ELEZIONI GRECIA 2015/ Il "terzo" vincitore tra Tsipras e Meimarakis

Oggi i greci sono chiamati a votare per le elezioni parlamentari. I sondaggi danno un testa a testa tra Tsipras e Meimarakis. Il punto da Atene di SERGIO COGGIOLA

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ELEZIONI GRECIA 2015: GRECI AL VOTO. Vince Syriza. Una vittoria mutilata. Vince Nea Demokratia. Una vittoria insperata. Il vero vincitore: il Memorandum III che aspetta di essere applicato. Avranno ragione i sondaggi che danno i due partiti quasi alla pari? Forse no, dato il precedente del referendum. Comunque sia, il voto di oggi non lascia molti margini di scelta al vincitore. E il Paese conosce a fondo i termini dell’accordo di luglio, oppure si illude che Tsipras abbia la forza politica di adottare un “programma parallelo” di cui non si conoscono i termini? Oppure si augura che i conservatori offrano più garanzie di stabilità?

Il prossimo futuro, tre anni, della Grecia è già segnato dalla “road map” del Memorandum III. Nessuno dei due contendenti si è assunto la responsabilità di spiegare agli elettori quali sono le loro strategie future per il Paese. Quali le sue prospettive macro-economiche, quale modello di sviluppo, quali misure per debellare la disoccupazione, come combattere la corruzione e l’evasione fiscale. 
E non sono bastate cinque tornate elettorali per risolvere i problemi di una crisi economica che si trascina da decenni e che, in buona parte, è da imputare a una classe politica inefficiente e corrotta e al settore privato di rinnovarsi. Soltanto quest’anno si è votato tre volte. Fatti i calcoli questa di oggi è la quinta volta che, a partire dall’ottobre del 2009, si vota per eleggere il Parlamento. Senza contare due euro-elezioni e il referendum.

È la cartina di tornasole di una profonda crisi sociale e politica che oggi ha raggiunto il suo picco. Le riforme che nessun primo ministro, dal 2009, ha avuto il coraggio di presentare e applicare a fronte di tre prestiti europei, adesso dovranno essere implementate. E in fretta. Il nuovo Parlamento dovrà, nei prossimi quaranta giorni, votare circa un terzo dei capitoli previsti dall’ultimo accordo. Dovrà, cioè, approvare quelle riforme che né Papandreou, né Samaras, né Tsipras sono riusciti a far votare. Sarà il primo passo per ottenere una mini-tranche di 3 miliardi per far fronte alle spese correnti. Poi si dovrà aprire il capitolo della ricapitalizzazione delle banche, circa 25 miliardi. Poi quello della ristrutturazione del debito. Poi un iperbolico aumento delle tasse. Poi la riforma del sistema pensionistico. Poi ancora la revisione delle legge di bilancio 2015 e la redazione della bozza per il 2016. 

Sotto il peso di queste responsabilità che farà il nuovo governo? Quanto durerà? E poi quale governo. Di certo sarà un governo di coalizione. Gli europei preferirebbero che fosse a trazione Syriza. Tsipras offre maggiori garanzie: all’opposizione sarebbe più pericoloso perché potrebbe riportare i suoi nelle piazze, con le conseguenze che Atene conosce bene. Inoltre garantirebbe una maggior forza nella lotta all’evasione e nella demolizione delle lobbies economiche che hanno gestito, nell’ombra, gli affari del Paese. Ma avrà la forza politica di varare pesanti misure di austerità? E quali saranno di suoi alleati di governo? Non sarà facile come a gennaio con Anel, il partito di destra.