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CAOS MIGRANTI/ Rusconi: Tra Bruxelles e Orbán c'è di mezzo Putin

Per GIAN ENRICO RUSCONI, l’Ue è strutturalmente bloccata e su questo ha ragione Orbán: o si cambiano le regole o nessuno può costringere un paese ad adottare le decisioni degli altri

Viktor Orbán (Infophoto) Viktor Orbán (Infophoto)

“L’Ue è strutturalmente bloccata, e su questo ha ragione Orbán: o si cambiano le regole o nessuno può costringere l’Ungheria ad adottare le decisioni degli altri Paesi Ue”. Lo afferma Gian Enrico Rusconi, professore di Scienze politiche nell’Università di Torino, dopo che il Consiglio europeo straordinario ieri ha dato il via libera al ricollocamento di 120mila profughi da Italia e Grecia verso altri Paesi. “Devo rispettare Schengen e ristabilire l’ordine. Se non seguiamo le regole, tutta l’Ue piomba nel caos”, ha detto il premier ungherese Orbán. Mentre la Slovacchia ha annunciato che ricorrerà legalmente contro le decisioni europee.

 

Professore, quale Europa emerge dal vertice straordinario di ieri?

E’ uno scenario caratterizzato dalla paralisi. Nessuno riesce a imporsi, per la ragione molto semplice che Juncker non ha né l’autorità né l’autorevolezza per costringere Orbán a seguire le sue decisioni. Il presidente ungherese del resto ha ragione a dire che sta seguendo le regole, e la conseguenza è una empasse tremenda.

 

E’ un’empasse di natura politica, culturale o altro?

Nessuna delle due, quella dell’Ue è una paralisi proprio strutturale e la vicenda dei migranti la mette in evidenza. Tutti criticano l’Ungheria, ma non c’è nessuna autorità che possa imporre alcunché. Il vero problema è che non esiste un governo europeo. Schauble una volta ha detto in faccia a Jucker un’amara verità: “il presidente della Commissione Ue deve solo applicare le regole”.

 

Come si esce da questa empasse strutturale?

L’unica che potrebbe fare qualcosa è la Germania, ma più a livello di capacità diplomatica che di possibilità di costringere altri Paesi. Potrebbe esercitare un’influenza sulla Polonia, forse sui Paesi Baltici, ma non certamente sull’Ungheria. L’unico vero governo europeo del resto è il Consiglio Ue composto dai capi di governo, ed è in questa sede che alcune volte la Germania riesce a prevalere.

 

Polonia e Ungheria sono del tutto allineate?

No. A differenza della Polonia, cui probabilmente basterebbe dare degli aiuti per convincerla a cambiare posizione, l’Ungheria ne sta facendo una questione di principio. Il vero problema è geopolitico.

 

In che senso?

Mentre la Polonia considera Putin un avversario, l’Ungheria lo vede quasi come un alleato. Anche questi aspetti di politica internazionale interferiscono, paralizzando di fatto l’Ue. A ciò si aggiunge il fatto che in questo momento la Germania è in difficoltà: sulla vicenda dei migranti la Merkel si è dimostrata molto coraggiosa, ma al suo interno ha dei nemici molto forti e il contenzioso da questo punto di vista non è ancora chiuso.

 

Secondo lei come si spiega la linea così dura dell’Ungheria?