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Esteri

SIRIA/ Se Putin teme la "vendetta" di Obama

Vladimir Putin all'Onu (Infophoto)Vladimir Putin all'Onu (Infophoto)

Obama ha poi continuato: "Altrettanto, quando un gruppo terroristico decapita prigionieri, massacra innocenti e schiavizza donne… è un attacco alla nostra intera umanità", ma dichiarando che con l'Isis non possono esservi margini di trattativa.

Si può solo sperare che nel colloquio diretto queste aperture vengano ampliate e vengano portati avanti tentativi più seri di risoluzione dei conflitti ucraino e siriano, ma su quest'ultimo non si può fare a meno di notare un'ulteriore contraddizione di Obama. Nel suo discorso, il presidente ha affermato che l'esperienza irachena ha dimostrato che "neppure centinaia di migliaia di coraggiosi soldati e trilioni di dollari possono di per sé imporre stabilità a un Paese straniero. Ogni ordine imposto con le armi potrà essere solo temporaneo".

Infatti, Obama si era opposto all'invasione dell'Iraq, ma dovrebbe spiegare perché in quel caso il massacro del suo popolo perpetrato da Saddam Hussein "non toccava tutti noi", come invece ritiene nel caso di Assad o di Gheddafi.

L' intervento di Putin è iniziato, come per altri oratori, con un riferimento alla seconda guerra mondiale utile per indicare, senza esplicitarne il nome, il sorgere nel dopoguerra di una potenza dominante, la superpotenza di Obama, ma con un accento senza dubbio molto meno positivo. Infatti, ha attaccato l'Occidente per aver tentato di esportare  rivoluzioni democratiche, da lui definite "esperimenti sociali", che hanno portato il caos in Medio oriente e il collasso della Libia.

Putin ha anche accusato l'Occidente di aver attaccato il governo di Damasco, unico vero avversario dell'Isis insieme ai curdi, rigettando le accuse sui crimini commessi dal regime. In fondo, il presidente russo non ha avuto bisogno di insistere più che tanto sulla proposta di un allargamento della coalizione anti Isis alla Russia e all'alleato Assad, vista la precedente apertura di Obama. Solo che ora sembra lui essere il promotore di questa coalizione, che finora era invece guidata da Washington.

Sulla questione ucraina, Putin ha accusato la Nato di aver promosso un colpo di Stato che ha portato all'attuale guerra civile, ma ha detto di ritenere gli accordi di Minsk la strada per risolvere pacificamente la vicenda. Questa affermazione sembrerebbe la rinuncia ad annettere anche il Donbass e quindi la possibilità della fine della guerra civile e il raggiungimento di un accordo tra Kiev e i separatisti filorussi.

Al di là delle dichiarazioni di facciata, sembrano esservi le premesse perché il colloquio diretto possa portare a notizie positive sui vari fronti aperti, anche se la strada sembra più in salita per Obama, che deve affrontare opposizioni interne ad accordi sia con la Russia e, soprattutto, con Iran e Assad. Putin invece non ha di certo problemi di opposizioni e per il momento passa per quello che conduce il gioco. Speriamo che ciò non condizioni Obama e lo porti a far saltare il banco.

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