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CAOS MIGRANTI/ Dall'Ungheria: perché in occidente si parla solo del nostro "muro"?

Pubblicazione:giovedì 3 settembre 2015

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Intanto, a Budapest la gente si pone molte domande. Perché i media occidentali parlano sempre del "muro ungherese", quando alla frontiera dell'Ungheria con la Serbia c'è una barriera di filo spinato in tutto simile a quella che c'è in Macedonia, in Grecia, in Bulgaria? La Spagna si è costruita uno sbarramento molto più alto e solido. Perché ci dipingono come la pecora nera dell'Unione, quando nella "giungla" di Calais la situazione è molto più drammatica da tanto tempo?

Londra non fa attraversare il tunnel, anzi vuole abolire il Trattato di Schengen e vietare la libera circolazione dei cittadini dell'Unione, mentre in Ungheria viene applicato il regolamento di Schengen per la difesa della frontiera dell'Unione. Con quale criterio ci condanna il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, quando la Francia blocca la frontiera a Ventimiglia? Perché l'Ungheria dovrebbe essere sanzionata solo perché difende le sue frontiere e quella dell'Unione?

Nonostante il flusso straordinario di questi giorni, non manca la solidarietà dei cittadini comuni, delle associazioni, dei volontari, delle diverse chiese. Continuano a portare cibo e articoli di prima necessità, specialmente alle famiglie con bambini. Certamente le belle iniziative non possono soddisfare le necessità moltiplicatesi all'improvviso. Dall'altra parte cresce anche la paura. Come si andrà avanti quando fra un po' finirà il caldo eccezionale di quest'estate? Dove andranno i migranti che ormai ogni giorno arrivano in diverse migliaia? Come può affrontare l'Ungheria un'invasione del genere con i suoi dieci milioni di abitanti su una superficie di 93mila chilometri quadrati? 

Esattamente come in Italia, c'è la stessa paura della delinquenza, della diversità di cultura e di religione. Il premier Orbán anche recentemente ha affermato che "l'Ungheria non vuole correre i rischi del multiculturalismo" che cinque anni fa è stato dichiarato dalla Cancelliera Merkel "un totale fallimento", concetto ribadito anche dal premier britannico Cameron. Loro però non sono stati "sanzionati". 

In rete circola un video ripreso alla frontiera macedone e postato il 29 agosto, dove si vede un gruppo di uomini che da dietro una barriera di filo spinato protesta furiosamente e caccia via gli agenti della polizia macedone, che portano i viveri in scatole della Croce Rossa. I migranti — che sfuggono dalla guerra, dalla fame — preferiscono non mangiare, perché appunto il cibo non è halal ("lecito", ndr). Quel gruppo di persone negli ultimi giorni ha già varcato il confine serbo-ungherese. 

E' da segnalare anche la sofferenza degli abitanti della frontiera che si estende sulla Grande Pianura ungherese. Lì, attraverso campi sterminati, può entrare chiunque. Infatti, negli ultimi mesi i clandestini hanno distrutto i frutteti e le coltivazioni di grano e mais. I migranti occupano le case di campagna, scavalcano i cancelli, gli abitanti si trovano all'improvviso di fronte ad un gruppo di africani o asiatici che secondo le testimonianze entrano nelle case e allora diventa molto difficile rioccupare gli spazi propri. Cosa dovrebbe fare, di conseguenza, uno Stato? E' ragionevole aspettarsi che questa domanda cominci a circolare anche in quei governi i quali fino a ieri hanno pensato che i migranti fossero solo un problema degli "altri".



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