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Esteri

TERRASANTA/ Cristiani in Palestina: papà, come si fa ad amare il proprio nemico?

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C'è un bisogno di felicità del cuore che trova risposta e travalica ogni tipo di barriera. Guardo gli occhi dolci e sorridenti di suor Rosa, attraversati di tanto in tanto da lampi che ne fanno scorgere l'intelligenza, incorniciati da un volto che racconta di una fiducia inossidabile nel disegno buono del Mistero su ogni uomo. Contemplo il suo viso e penso a questi luoghi di Terra Santa, dove ogni chiesa è ricostruita sulle rovine di quelle distrutte nei secoli dalla furia persiana o musulmana. E non posso fare a meno di pensare che, se anche l'ultima pietra di ogni edificio dovesse sparire da tutti gli angoli della terra, sarà la parola di Dio testimoniata dalla vita dei cristiani a conservare la bellezza in questo mondo.

Incontrare il Custode di Terra Santa a Gerusalemme, questo sì che è un privilegio speciale. Padre Pierbattista Pizzaballa che trova tempo anche per noi, dieci famiglie, una ventina di adulti e quasi trenta ragazzi e bambini. "Dove alloggiate?", domanda. A Betlemme, dalle suore della Crèche. E vorremmo raccontargli di quest'altra meraviglia, di queste suore uguali a quelle di Ortaz, lo stesso sguardo fiero e lieto, la stessa donazione, alle prese coi bambini dell'orfanotrofio. Una testimonianza ancora silenziosa. Ma ci accorgiamo che non ce n'è bisogno. "Ah, la Crèche…" risponde, con un sorriso che dice già tutto.

Riassumere in poche frasi il dono di più di un'ora d'incontro con colui che in Terra Santa è un punto di riferimento appare impresa impossibile. Padre Pizzaballa ha risposte per le domande di tutti, adulti e bambini. Traspare dal suo sguardo un'affezione, dolce e appassionata, per le persone che abitano questa terra martoriata. Ci racconta di una realtà complessa ("se dopo una spiegazione sul Medio Oriente, pensate di aver capito, significa che non avete capito nulla"), ci aiuta a cogliere la differenza tra cristianità e cristianesimo. "Anche se intorno a me la maggioranza non è cristiana — ci dice — le ragioni della fede non vengono meno. Gesù è morto sulla croce gratuitamente e la gratuità deve essere ciò che mi caratterizza. Il cristiano propone, non impone. Si presenta, testimonia, vive innanzitutto la sua fede, l'annuncia con la vita. La redenzione che raggiunge tutto il mondo è innanzitutto la mia esperienza: io sono stato redento, e vivo questa salvezza con gratuità, facendo tutto quello che posso. Non devo conquistare, ma attrarre. Poi il resto lo fa il Signore". 

Momenti straordinariamente intensi, come quando parla a noi di pace: "se vuoi fare la pace, sarai frustrato, dall'inizio alla fine. Sei tu che devi avere un atteggiamento di pace, intercedere per essa. Sei qui per testimoniare un'esperienza che deve diventare vita, cercare di costruire relazioni. E le relazioni non sempre hanno successo, ci sono anche i fallimenti. A volte i tempi sono diversi: é allora che bisogna avere la pazienza di attendere l'altro". Cercavi qualcosa da portare via ed eccoti servito: è questo il cuore di cui avrai bisogno quando tornerai indietro, in famiglia, al lavoro o sul pianerottolo di casa.