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TERRASANTA/ Cristiani in Palestina: papà, come si fa ad amare il proprio nemico?

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Racconti che ti fanno comprendere con stupore che il dialogo è sempre possibile, anche qui, sulla scena di un Medio Oriente perennemente in conflitto, perché chi ti parla ti spiega che l'unica cosa di cui abbiamo bisogno è di accrescere la nostra fede, poiché Dio, che vincerà tutto, dà la forza a ciascuno secondo il proprio bisogno. Il racconto di Emile è l'esperienza dei cuori semplici delle persone, che desiderano vivere rapporti di fraternità, nonostante una politica che li travalica sempre, coi propri percorsi che innalzano barriere. Il volto di Emile è l'ennesimo volto lieto incontrato, perché questa è la vita dei cristiani in queste terre sante. Il suo sorriso, così simile a quello della piccola suora cattolica che vive a Gaza, incrociata per caso al Santo Sepolcro e che, alla domanda su che cosa si potesse mai fare laggiù, aveva candidamente risposto: "portare la pace a chi non ce l'ha".  

"Amico, per questo sei qui". Le parole, drammatiche, rivolte da Gesù a Giuda nel Getsemani, mi hanno rincorso senza tregua, per tutto il tempo del mio pellegrinaggio in Israele. Talvolta le ho attese, altre volte ho cercato di sfuggirle quasi impaurito, ma sempre nell'affannosa speranza di trovare il senso del mio viaggiare. Ogni luogo percorso alla sequela di Gesù, da Betlemme a Nazaret, dalla dolce Cafarnao fino al Calvario di Gerusalemme, ha richiesto, per essere guardato ed afferrato, che perdessi un pezzetto del mio io, quell'uomo vecchio carico di limite e di peccato che rende sempre faticoso ed impacciato il passo.

Come Mosè, invitato da Dio al roveto ardente a togliersi i calzari poiché quella in cui Egli si stava rivelando era Terra Santa, ho provato a spogliarmi a poco a poco di tutti i pregiudizi, per cogliere la grandezza di ciò che ho sfiorato nell'attimo presente. Non so se ci sono riuscito, ma alla fine mi è rimasta in mano una sola certezza, quella dell'amore folle di un Dio che le mie dita hanno in qualche modo sfiorato, quando, con commozione, sono giunte a toccare anche solo per un breve istante la pietra del Golgota al Santo Sepolcro. 

Se mai arriverà il tempo in cui gli uomini di queste terre sofferenti vedranno sorgere l'alba di un giorno di speranza, sarà quando avranno imparato a costruire il dialogo dentro l'abbraccio a un Dio che ha gridato sulla croce il dolore più grande, quello di un Figlio che prova nella Sua carme l'abbandono dal Padre. E che, il terzo giorno, ha lasciato il sepolcro vuoto. "Gesù — scrisse Chiara Lubich un giorno — è Gesù Abbandonato. Perché Gesù è il Salvatore, il Redentore, e redime quando versa sull'umanità il Divino, attraverso la Ferita dell'Abbandono, che è la pupilla dell'Occhio di Dio sul mondo: un Vuoto Infinito attraverso il quale Dio guarda noi: la finestra di Dio spalancata sul mondo e la finestra dell'umanità attraverso la quale si vede Dio". Come il mercante in cerca della perla preziosa, anch'io ho trovato finalmente ciò per cui vale la pena di vendere tutti gli averi. Il mio viaggio ora è davvero finito, sono pronto per ritornare a casa. Vieni, Signore Gesù. Sei Tu l'unico mio bene.



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