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Esteri

GRECIA AL VOTO/ Merkel e Hollande puntano su Tsipras, i greci no...

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Cioè, con la destra abbiamo formato l'accordo, con la sinistra lo cambieremo. Per certe promesse elencate sembra che non abbia imparato la lezione. Così pure per certe analisi politiche quando paventa lo scenario di un ritorno al "vecchio" armamentario della politica corrotta e compromessa con centri di interesse. Se ritorno ci sarà, la colpa va addebitata ai suoi sette mesi di governo. Oppure quando sostiene che "l'Europa non è più la stessa" perché "in tutta Europa la bandiera ellenica è diventata il simbolo della lotta", mentre il Paese ha smesso di essere il "paria" ed è diventato il popolo che ha combattuto. "Per la prima volta è stato messo in dubbio il dogma dell'austerità". Inoltre, "l'accordo è un testo 'aperto' su molti punti e la battaglia per il suo miglioramento non è finita". Dunque, secondo Tsipras, ha "importanza sapere chi in futuro darà battaglia". Certamente non il "vecchio" sistema politico che, negli ultimi cinque anni ha saputo soltanto dire "sì" alle richieste europee. 

Quel 13 luglio, quando l'allora primo ministro firmò il terzo Memorandum — parola tabù per il neo-Syriza — è il fantasma che vaga nei pensieri e nei discorsi di Tsipras che si affanna a recuperare il voto degli indecisi. I sondaggi dicono che il 20% dell'elettorato non sa per chi votare. Scomposta questa percentuale si nota che circa il 45% che ha votato Syriza a gennaio è oggi indeciso, anzi intenzionato a "punire" Tsipras. Si spiega anche così il 25-27% delle intenzioni di voto per il neo-Syriza. Un'altra percentuale (4-5%) voterà il nuovo partito di Panajotis Lafasanis. Fa una certa impressione sentire un opaco funzionario comunista di oltre sessant'anni parlare a nome di quella gioventù che al referendum ha votato "no" e sostenere che saranno proprio i giovani a dare forza al nuovo partito di Unità popolare (in greco Lae, che poi è il vocativo di laos, cioè popolo). 

Insomma, in campagna elettorale è d'obbligo essere di manica larga ed essere vaghi. Tsipras punta alla maggioranza assoluta, ipotesi da scartare, ma non si sbilancia sulle future alleanze. Il pacioso presidente pro-tempore di Nea Democratia chiede invece un governo in cui entrino di due principali partiti. Anzi, dice Meimarakis: "Il nostro obiettivo è formare una commissione inter-partitica che arrivi a redigere un programma nazionale di ricostruzione in modo tale di indurre gli alleati europei ad approvarlo anziché applicare il Memorandum. I due altri potenziali alleati, To Potami e Pasok, si barcamenano nelle dichiarazione ed aspettano il risultato elettorale. Perché è ormai evidente che dalle urne nascerà un governo di coalizione: è quanto sperano sette cittadini su dieci. L'incertezza è tanta, quanta la paura dell'instabilità. Al riguardo il presidente della Repubblica, Prokopis Pavlopulos, ha già messo le mani avanti, sostenendo che non permetterà lo scioglimento del prossimo parlamento prima della fine del 2016.