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Esteri

CAOS ISIS/ Abdel Fattah: i libici non vogliono un intervento dell'Italia

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Ogni volta che si parla di un intervento straniero, si tocca un nervo scoperto dei libici. La gente qui è contraria all’intervento da parte di forze militari di altri Paesi, non soltanto occidentali ma anche arabi come l’Egitto. Ciò che l’Italia può fare è supportare l’esercito che nascerà in Libia. Il modo in cui lo si può aiutare è attraverso l’addestramento o la fornitura di armi sofisticate, in modo da consentire all’esercito libico di distruggere i terroristi. I libici preferiscono combattere personalmente contro l’Isis, e non vogliono che sia qualcun altro a farlo al loro posto.

 

Di recente abbiamo assistito a un’ondata di attentati. Quale ruolo strategico ha la Libia per l’Isis?

La convinzione della maggior parte dei libici è che quando ritornerà a esservi uno Stato libico solido, smetterà di esserci spazio per i fanatici e i terroristi. Ma soprattutto i libici mettono sullo stesso piano i seguaci dell’Isis e quanti vorrebbero il ritorno della dittatura.

 

Quali città, impianti o gasdotti libici sono ritenuti prioritari dall’Isis?

L’obiettivo dell’Isis e di tutti gli altri estremisti trascende aspetti “banali” come i singoli gasdotti e impianti petroliferi. I terroristi di tutto il mondo vogliono una cosa soltanto: creare instabilità nei luoghi in cui vivono. E quindi l’obiettivo strategico dell’Isis in Libia è quello di impedire la rinascita di uno Stato nazionale. I suoi militanti mirano a fomentare il caos, in modo che la Libia rimanga in ginocchio e sia abbattuta come popolo, come cultura e come tradizioni.

 

Che cosa dice degli ultimi attentati la gente di Misurata?

La convinzione ferma e il sentimento generale della popolazione è che la rinascita di uno Stato nazionale stabile sia lo strumento più efficace per abbattere qualsiasi fazione terroristica. I recenti attentati sono dunque considerati come il tentativo degli estremisti di ostacolare la stabilità e la rinascita del Paese.

 

(Pietro Vernizzi)

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