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ATTENTATO ISTANBUL/ Waqqaf: perché l'Isis dovrebbe attaccare "l'amico" Erdogan?

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Se analizziamo i messaggi video e audio di Abu Bakr Al-Baghdadi, quest’ultimo invita più volte ad attaccare l’Arabia Saudita, mentre non fa mai lo stesso nei confronti di Erdogan o dell’AKP. Isis e Turchia sono infatti legati da una relazione di reciproca convenienza. L’Isis inoltre non è interessato alla Turchia in quanto tale.

 

A che cosa mira allora il califfato?

L’obiettivo di Al-Baghdadi è ispirare nuovi combattenti da Europa, Stati Uniti e Australia per convincerli a unirsi alla guerra santa. Ma da questo punto di vista è molto più utile un obiettivo come la Palestina. La Turchia al contrario è un Paese islamico e democratico: l’attentato di Istanbul quindi non è in grado di ispirare nessuno. Tutt’al più potrebbe servire a ricordare a Erdogan che se cambia la sua linea, l’Isis è pur sempre in grado di trasformarsi in una minaccia.

 

Questo attentato segue in ordine di tempo quelli in Libia e a Baghdad. L’Isis intensifica gli attacchi perché sta perdendo terreno?

No, gli attentati dell'Isis non sono mai una reazione. L’Isis è un movimento che punta a espandersi, e quindi continuerà a diffondersi in Libia e in altri Paesi a prescindere da quello che accade in Siria e Iraq. Questa espansione avviene soprattutto attraverso affiliazioni con altri gruppi estremisti che sono in cerca di una guida, di legami, di finanziamenti e di armi. Questi gruppi sono quindi pronti ad alzare la bandiera dell’Isis con l’obiettivo di ottenere nuovi mezzi e protezione. Ciò può avvenire ovunque, dalla Libia alla Somalia e alla Nigeria.

 

Quindi qualsiasi Paese è ugualmente importante per l’Isis?

Sì. Anche se il suo principale successo è la nascita dello stato islamico in Siria e Iraq, Daesh oggi è diventato molto più ambizioso al punto che di fatto sta sostituendo Al Qaeda come organizzazione internazionale. Ben prima di Al-Baghdadi, nel 1997 il califfato era già stato dichiarato in Afghanistan dal Mullah Omar. Il leader di Al Qaeda, Osama Bin Laden, non a caso aveva giurato fedeltà al Mullah Omar in quanto “califfo dei musulmani”.

 

E’ la stessa espressione usata da Al-Baghdadi?

Sì. Quando Al-Baghdadi riferisce a sé questo stesso termine, significa che intende assumere nelle sue mani l’intero progetto. L’Isis così non fa più parte di Al Qaeda, ma è un suo concorrente, ed è quindi interessato a espandere la sua presenza in tutto il mondo, ereditando le stesse reclute e gli stessi collegamenti di Al Qaeda.

 

(Pietro Vernizzi)

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