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Esteri

CAOS LIBIA/ Frattini: Renzi si prepari a bombardare lo stato islamico

L’Occidente deve preparare un intervento militare in Libia sotto l’egida dell’Onu oppure con una decisione congiunta di Usa, Uk, Francia, Germania e Italia. Lo dice FRANCO FRATTINI

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

“L’Occidente non attenda l’insediamento del governo Al-Sarraj, ma prepari un intervento militare in Libia sotto l’egida dell’Onu oppure con una decisione congiunta di Usa, Regno Unito, Francia, Germania e Italia”. Lo sottolinea Franco Frattini, ex ministro degli Esteri ed ex Commissario Ue per la giustizia, la libertà e la sicurezza. Martedì un commando ha attaccato l’impianto Eni di Mellitah, proprio nel momento in cui Daesh sta lanciando un’offensiva su più livelli in tutta la Libia. Ed è giallo per un Boeing Stratotanker francese, usato per il rifornimento in volo, che ha quasi raggiunto le coste libiche dopo avere fatto rotta sui cieli di Sardegna e Sicilia.

Frattini, la situazione è preoccupante. Perché l’Italia sta a guardare?

Non è vero che l’Italia sta a guardare, anzi molte cose sono state fatte. Per esempio si è incoraggiato un governo di unità nazionale, tanto che il premier designato Al-Serraj ha affidato all’Italia il compito delicato di guidare una futura missione per la ricostruzione e il sostegno alla Libia. Ora però stanno emergendo delle difficoltà nuove, non da ultimo l’attentato allo stesso Al-Serraj. Per non parlare del fatto che le milizie gli hanno impedito persino di entrare nella città di Tanura, dove il suo governo avrebbe dovuto insediarsi. Quindi sono tutti segnali che dall’interno della Libia indicano difficoltà crescenti.

Che cosa dovrebbe fare il nostro governo?

L’Italia dovrebbe cercare una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che sia ancora più chiara di quella che è stata adottata dopo Parigi. Dopo il 13 novembre si è detto che “la comunità internazionale può fare tutto quanto occorre per colpire l’Isis”. Bisognerebbe avere un via libera dell’Onu a una coalizione anti-terrorismo su scala più ampia, perché se i tentativi di dare attuazione al governo libico dovessero ancora ritardare, abbiamo un premier designato ma non un esecutivo nel pieno delle sue funzioni.

Possiamo permetterci di aspettare?

No, l’Isis sta avanzando e il tempo è un fattore decisivo. La comunità internazionale dovrebbe tenere nel cassetto l’ipotesi di un’azione anti-terrorismo da compiersi anche prima che il governo di Al-Sarraj sia formalmente operativo. Corriamo il rischio che passi troppo tempo.

Lei che cosa propone?

Al G20 di Ankara si era tenuta una riunione in formato “Quint”, composto da Usa, Regno Unito, Francia, Germania e Italia. Il Quint ha sempre operato molto bene dai tempi della guerra nei Balcani, e anche una nuova decisione sul terrorismo potrebbe partire da questo formato, in consultazione con la Russia.

I Paesi occidentali impiegherebbero molto tempo a intervenire in Libia?

Intanto registro con molta attenzione i movimenti registrati sul cielo libico. Il fatto che un aereo francese per il rifornimento in volo sia segnalato al largo del Golfo di Sirte significa che in zona ci sono dei caccia militari. Si ripetono inoltre voci, che reputo convincenti, sulla presenza sul cielo libico di cacciabombardieri americani e inglesi. Abbiamo visto con i nostri occhi che quando l’aereo militare italiano è andato a recuperare i feriti di Misurata, nell’aeroporto c’erano forze speciali del nostro Paese che proteggevano l’operazione. Tutti questi elementi significano che già esistono dei dispositivi che stanno operando sul territorio libico in ambiti molto limitati.

Lei come configurerebbe un’operazione internazionale?


COMMENTI
18/01/2016 - CAOS LIBIA/ Frattini: Renzi si prepari a bombardar (alberto servi)

Sulla scorta delle esperienze vissute credo ci sia bisogno di pareri pregni di buon senso e pragmaticamente degni di valore. Prenderei con le pinze l’opinione dell’ex ministro degli esteri Frattini che secondo me ha dato ampia dimostrazione di assenza d’ imprenditorialità diplomatica. Da Ministro degli Esteri avrebbe dovuto mantenere un quadro professionalmente approfondito della situazione pre-rivoluzionaria nella nostra ex colonia e la dovuta sollecitazione al Suo dipendente, l’ambasciatore d’Italia di stanza a Tripoli in occasione della visita di Stato, sono venute meno. I mezzi a disposizione per valutare l’identificazione dei problemi e l’involuzione geopolitica dei contrasti locali, dall’intelligence alla conoscenza del territorio, c’erano tutti. Si sarebbe impedito al nostro presidente del Consiglio nel Marzo del 2010, la magra figura diffusa in ogni angolo del Pianeta della poco dignitosa consuetudine B.L.M (bacio le mani). L’allontanamento repentino dell’Ambasciatore e del sig. Ministro, come da più parti sollecitato avrebbe lenito la nostra frustrazione.