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Esteri

SCENARI/ Le stragi di Isis e al Qaeda chiamano Obama e Putin a un nuovo accordo

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Isis in particolare è riuscita a far convivere la capacità di stabilire strutture statali su un dato territorio e la presenza in altre regioni anche lontane, con la prospettiva di costruire anche qui strutture statali in qualche modo collegate tra loro. E' quanto sta cercando di fare in Libia direttamente o, attraverso Boko Haram, in Nigeria ed è la principale differenza con al Qaeda.

La conclusione dell'accordo con Teheran sul nucleare e la cancellazione delle sanzioni cui si è dato inizio domenica sono stati accolte con decisa irritazione da Arabia Saudita e Israele e con qualche preoccupazione dalla Turchia. Tali reazioni partono da ragioni anche oggettive, dalla scarsa fiducia nelle reali intenzioni iraniane (Israele), alla questione petrolio (Arabia e Stati del Golfo), al conflitto sunniti-sciiti e all'egemonia regionale (Arabia e Turchia). Tuttavia, il perdurare o l'aggravarsi dei conflitti tra i tre Stati non servirebbe a nessuno, peggiorando le situazioni interne di Arabia e Turchia, meno solide di quanto appaiano, e dando più vigore alle forze conservatrici iraniane contrarie alle aperture del presidente Rohani.

Per l'Occidente (e Israele), un Iran riportato nella comunità internazionale non sembra più pericoloso di un Iran isolato e in mano all'estremismo religioso. Se non altro perché il primo ha bisogno di aumentare i rapporti economici con il resto del mondo per risollevare la propria economia e mantenere l'ordine interno, come stanno già dimostrando le ipotesi di accordi miliardari, per esempio con il consorzio europeo produttore degli Airbus. 

L'Isis ha reso evidente la sua posizione di fondo, "o con me o contro di me", essendo "contro" per definizione tutti i non musulmani e gli "eretici" sciiti, cui si aggiungono i sunniti che si oppongono alle sue mire. Le organizzazioni raggruppate sotto l'etichetta al Qaeda sembrano per il momento voler concentrarsi su operazioni terroristiche in Paesi che considerano importanti ai loro fini. In questo quadro si inseriscono gli eventi di Ouagadougou, definiti da al Qaeda una rappresaglia per gli interventi francesi in quella parte dell'Africa. La Francia ha una significativa presenza militare in quella regione con la cosiddetta operazione Barkhane, diretta a combattere la presenza di al Qaeda e altre bande armate formatesi dopo la dissoluzione della Libia di Gheddafi. Al Qaeda del Maghreb islamico (Aqmi) è particolarmente attivo in Mali e Niger, dove altrettanto attiva è la presenza francese, e nella liberazione degli ostaggi dell'albergo di Ouagadougou hanno preso parte forze speciali sia francesi che americane, altra discreta presenza nella regione.

Accanto al Medio Oriente, anche l'Africa sub sahariana sta diventando una minacciosa polveriera. 

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