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PAPA E ROUHANI/ John Allen: l'incontro che può cambiare il futuro dell'islam

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Hassan Rouhani (Infophoto)  Hassan Rouhani (Infophoto)

La realtà è che in Paesi come l’Egitto, l’Iraq, la Siria, gli sciiti sono una minoranza come i cristiani e molte volte subiscono gli stessi problemi. D’altra parte i cristiani in Iran incontrano numerose difficoltà. Per esempio i pastori cristiani in Iran molte volte finiscono in galera. Ci sono inoltre problemi nella costruzione delle chiese, ed esistono forme di sorveglianza da parte dei servizi di sicurezza che i cristiani dicono essere abbastanza pesante e invasivo.

 

Gli Usa che cosa ne pensano dell’incontro tra il Papa e Rouhani?

La Santa Sede è un’istituzione globale con cui gli Usa godono di buoni rapporti. Gli Stati Uniti sono dunque soddisfatti per l’esistenza di una voce morale come quella di Papa Francesco in grado di instaurare il dialogo con l’Iran. Nello stesso tempo Washington ha dei problemi con la linea dell’Iran e non vuole che il messaggio al mondo sia che Teheran ha ricevuto una benedizione papale. Nell’atteggiamento americano c’è quindi un po’ di ambiguità. Da un lato gli Usa sperano che la Santa Sede sia in grado di compiere delle pressioni positive sull’Iran, ma nello stesso tempo non vogliono che l’opinione pubblica si convinca che nel Paese mediorientale tutto vada bene.

 

Dopo questo incontro, il Papa visiterà l’Iran come ipotizzato da alcuni giornali?

Se accadesse non mi meraviglierei. I papi ormai sono sempre più dei “globetrotter”, e Papa Francesco in particolare ha detto che vuole raggiungere le “periferie” del mondo. Non sarebbe quindi un grande shock se decidesse di recarsi in Iran, anzi sarebbe abbastanza naturale. Tra la Santa Sede e il popolo iraniano esiste un rapporto diplomatico, politico, culturale e anche religioso che dura da secoli. La soluzione trovata sulla questione nucleare rende questo viaggio ancora più fattibile.

 

(Pietro Vernizzi)



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