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DALLA GRECIA/ Il "bilancio" (in rosso) di un anno di Tsipras

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Alexis Tsipras (Infophoto)  Alexis Tsipras (Infophoto)

Noi siamo in molti e siamo "proletari", voi siete in pochi e "borghesi". Sinistra contro destra. Verità dette dal governo e menzogne a mezzo stampa.. Democrazia contro oligarchia. Insomma, molti nemici molto onore. Anziché parlare come primo ministro di un Paese ancora alla ricerca di soluzioni sociali ed economiche utili a uscire da una lunga crisi, Tsipras ha voluto raccontare il suo primo anno di governo ai suoi "syrizei", quasi che la manifestazione di domenica scorsa fosse l'inizio di una nuova campagna elettorale. Dopo l'espulsione dei "duri e puri", si riteneva che Syriza si fosse politicamente modificato e avesse adottato la strategia del realismo. Invece il solito salto all'indietro, senza alcun cenno su come il suo governo di sinistra intende progettare il futuro. 

Buona parte del discorso di Tsipras si è focalizzato nella polemica con le istituzioni europee e tutti quelli "che sono con loro e non con noi", cioè il neo presidente di Nea Demokratia, i suoi predecessori e quelle classi produttive che contestano il progetto di legge sul nuovo sistema previdenziale. Inizia dunque un periodo di polarizzazione, anziché di dialogo tra le forze politiche. Canovaccio già intessuto negli ultimi sei anni. E poi tanti slogan seguiti da tanti applausi.

Francamente Syriza poteva, con i malumori sociali in ebollizione, evitare di festeggiare il suo primo anniversario, e c'è da chiedersi in quale democrazia il governo festeggia il suo primo anno al potere. Ma Syriza (anche Tsipras?) è convinto che la sua vittoria ha segnato un cambio di paradigma, o anche uno spartiacque sociale. Non è sufficiente un anno - vissuto pericolosamente -  a stabilire se la società ellenica è cambiata. Per il momento la società non è cambiata: agricoltori e i loro trattori per strada, liberi professionisti e pensionati sul piede di guerra, in attesa dello sciopero generale del 4 febbraio. 

Con i liberi professionisti, il governo può trovare un accordo, con gli agricoltori il dialogo è più difficile. A questi ultimi, Syriza, quando era all'opposizione, aveva fatto promesse che non può mantenere. "Se non si accetta questa legge di riforma, il Paese rischia di essere espulso dall'Europa", ha dichiarato il ministro dell'Agricoltura. Ha usato l'identico tipo di ricatto dei governi precedenti.  E non solo non è cambiata: un sondaggio dice che l'85% dei greci è convinto che la situazione economica peggiorerà nei prossimi mesi. Tutti pessimisti? Soprattutto delusi dall'unica forza politica che non si era mai sporcate le mani con tagli e austerità. Ma anche complici, perché a settembre hanno rinnovato la loro fiducia a Tsipras, sapendo che il governo sarebbe stato costretto ad implementare il terzo Memorandum. 

Un anno di "governo di sinistra, un anno di battaglia", era lo slogan dell'anniversario, porta un bilancio in rosso. Syriza è ancora ostaggio delle promesse fatte in campagna elettorale. Non tanto per i numeri, quanto per la perdita dell'innocenza di questo governo. Troppe le promesse, troppe le parole, troppe le bugie, troppi gli ideologismi che nascondevano la mancanza di progettualità. Compresi quelle di domenica scorsa. Il bilancio del primo anno, a detta di Tsipras, è sicuramente positivo. Ovviamente non ha fatto cenno ai primi sei mesi del 2015, quando Atene ha dato l'impressione di non avere un governo, tantomeno una strategia, non ha fatto cenno ad alcune sue scelte che hanno rallentato il riallineamento del Paese alle richieste dei creditori, non ha fatto cenno alle nomine di alcuni ministri che non hanno mai negato la loro preferenza di un'uscita dall'euro, non ha fatto cenno al capital control e alle sue disastrose conseguenze, non ha fatto cenno al referendum. tantomeno ha replicato alle rivelazioni giornalistiche sui due terribili mesi - giugno e luglio - in cui il governo era pronto a lasciare l'Eurozona. Era tutto pronto: carne e farmaci dall'America del Sud, petrolio dall'Iran, finanziamento dalla Cina, contatti con una società per stampare moneta.


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