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DALLA GRECIA/ La nuova "mazzata" dell'Ue con gli immigrati

Solo qualche mese fa la Grecia rischiava di uscire dall'Europa, ora rischia di trasformarsi nel più grande campo profughi del continente, dice SERGIO COGGIOLA

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Tre mesi di tempo. Poi si vedrà se la Grecia verrà espulsa dalla zona Schengen. Atene non si aspettava questa decisione. Confidava nella lentezza della burocrazia europea. Invece la Commissione europea ha approvato un rapporto che certifica le gravi carenze del sistema di controlli e accoglienza alle sue frontiere esterne all'Ue. Atene ha "gravemente trascurato i propri obblighi" nella gestione delle frontiere, questo il commento del commissario europeo Valdis Dombrovskis a proposito dell'adozione da parte della Commissione del rapporto redatto lo scorso novembre da esperti degli Stati membri. A lui hanno fatto seguito anche le dichiarazioni preoccupate del commissario all'Immigrazione, il greco Dimitris Avramopoulos. 

Da Atene la risposta non si è fatta attendere: "La tattica di rimpallare le responsabilità non costituisce una gestione efficiente di un problema di dimensioni storiche, che richiede un'azione congiunta - ha detto la portavoce Olga Gerovasili -. La Grecia saprà rispettare i propri obblighi e si aspetta che gli altri facciano lo stesso". Il primo ministro, in visita in Israele, ha invece parlato di "blame game" e di "burocrati europei".
Solo qualche mese fa laGreciarischiava di uscire dall'Europa, ora rischia di trasformarsi nel più grande campo profughi del continente. Solo qualche mese fa il suo governo ha accettato le condizioni capestro poste dai "creditori" sperando di porre almeno un freno alle minacce che venivano dalle istituzioni finanziarie. Oggi gli stessi creditori europei stanno costruendo le basi di un ulteriore peggioramento delle già terribili condizioni della sua economia e della società. Ora la Grecia che "non rispettava i conti europei" è accusata anche di essere troppo debole con i profughi, di non proteggere i suoi confini e di lasciarli passare in Fyrom (che ha chiuso la frontiera) e da lì, inevitabilmente, in Europa.

Ottocentocinquantamila profughi da inizio 2015 sono tanti anche per un Paese organizzato e preparato alla bisogna. Dice il ministro all'Immigrazione che il costo per questa ondata di "sommersi" si aggira sul miliardo di euro, soltanto in parte coperto da fondi comunitari. Aggiunge che Atene ha presentato la proposta di un loro rimpatrio sulle coste turche, ma il governo non ha ancora ottenuto una risposta. E alla fine ha ammesso che la Grecia si è mossa con notevole ritardo nel gestire gli "hot spot" - ci stanno ancora lavorando nelle isole dirimpettaie della Turchia. Sono dunque lontani i tempi in cui, il Governo, per bocca dell'allora ministro all'Immigrazione, sosteneva che le frontiere erano aperte a tutti coloro che volessero entrare. Venivano soccorsi, rifocillati, imbarcati sul primo traghetto in partenza per il Pireo, trasferiti sui pullman nella centrale Piazza Omonia. Nessuno controllava nessuno. Ora Atene paga gli sbagli di una politica incoerente e di una ministra dal "cuore generoso" (disse anche che ne avrebbe ospitati un paio). Se in questi mesi il problema non è esploso la ragione si deve alla generosità degli abitanti di queste isole, delle donne  e della madri che accolgono, nutrono e proteggono centinaia di profughi.