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SCENARI/ Tutti i nuovi "nemici" dell'Italia in Libia

Pubblicazione:lunedì 4 gennaio 2016

Milizie libiche (Infophoto) Milizie libiche (Infophoto)

Non stupisce dunque come, dal punto di vista energetico ed economico, esista una sorta di reciproca indispensabilità tra i due paesi, nonostante le frammentazioni interne alla Libia e gli interessi delle varie milizie locali abbiano reso i rapporti decisamente più difficoltosi.  Da questo punto di vista l'Italia, al di là della possibilità o meno della riapertura del Trattato, potrà giocare un ruolo primario, facendo perno anche su quei rapporti economici tenuti in piedi a fatica nel risiko libico post-gheddafiano, ma mai sopiti del tutto.

In secondo luogo, sulla Libia si gioca una parte significativa della nostra credibilità internazionale in parte persa quando, nel 2011, l'azione bellica scatenata dagli anglo-francesi e poi condotta fiaccamente dalla Nato ha visto l'Italia, tirata per il bavero del cappotto, prendere parte ad un'operazione senza "né capo né coda" che in realtà perseguiva soltanto gli interessi nazionali dei nostri presunti "alleati". In questi giorni alcuni quotidiani nazionali e internazionali hanno riferito di forze speciali britanniche e statunitensi già presenti in alcune zone del Paese con compiti di ricognizione e intelligence, mentre i jet francesi della portaerei De Gaulle hanno effettuato ricognizioni su Sirte e altre città libiche. La linea ufficiale del governo italiano, per lo meno fino ad ora, è stata ferma sulla volontà di non effettuare azioni belliche in territorio libico contro lo stato islamico, perseguendo, invece, un approccio di soft power con una missione di supporto e addestramento delle forze locali. Resta ora da capire se e come l'Italia riuscirà a perseguire questa sua linea e a conciliarla con un possibile ruolo di guida di una coalizione che, invece, ha tutta l'aria di volersi "sporcare le mani", anche se per ora non "gli stivali". 

Infine, la Libia è un tassello fondamentale della nostra sicurezza interna, vista la prossimità alle nostre coste e la posizione centrale nel Mediterraneo ed anche per questo motivo l'Italia deve operare tutti gli sforzi possibili per la stabilizzazione del paese. Il premier Renzi, durante il recente incontro con Al-Serraj, ha più volte sottolineato come l'Italia intenda essere protagonista e supporter del percorso di stabilizzazione e ricostruzione politica ed economica della Libia. Parole che hanno un tono "rassicurante", certo, ma resta il fatto che, come già ricordato, ci sono quantomeno dei dubbi sul reale peso del nuovo premier libico che potremmo definire "legittimato" dalla comunità internazionale ma non "legittimo" per molti libici. Inoltre, la tortuosa strada di questo nuovo anelato state building libico è ancora minata da molte milizie e gruppi jiadisti, Isis compreso, che occupano alcune zone del paese e qualunque tentativo di stabilizzazione dovrà tenere conto del fatto che prima di costruire le fondamenta sarà necessario quantomeno bonificare il terreno.



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