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RISIKO/ Dietro l'esecuzione di al-Nimr, lo "shale oil" americano?

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Il segretario di Stato americano John Kerry (Infophoto)  Il segretario di Stato americano John Kerry (Infophoto)

Un po' preoccupante è l'appoggio del regime sudanese, che aveva peraltro già inviato truppe a combattere in Yemen contro i ribelli sciiti, mentre risulta significativo l'appoggio del Cairo. Tuttavia, l'obiettivo appare essere quello di una maggior presenza nella regione più che un aiuto diretto a Riyadh, magari per contrastarne i tentativi di porsi più decisamente come leader del mondo sunnita. In questa direzione va letto il recente lancio saudita, rimasto per il momento sulla carta, di una coalizione di 34 Stati sunniti per combattere il terrorismo. 

Più defilata la reazione della Turchia, il cui primo ministro Ahmed Davutoglu ha invitato Arabia Saudita e Iran ha trovare un accordo per via diplomatica, offrendo l'aiuto del proprio governo in tal senso. Grosso modo la stessa posizione della Russia e sulla stessa linea si è espresso anche il ministro degli Esteri tedesco.

Non vi è stato invece finora un intervento personale di Barack Obama, ma solo dichiarazioni di funzionari della Casa Bianca e del segretario di Stato John Kerry, che hanno anch'essi riaffermato la necessità di raffreddare la situazione e di continuare a collaborare alla soluzione dei gravi problemi della regione.

Sia pure in modo non aperto, l'Arabia Saudita può avere l'appoggio anche di Israele, che considera l'Iran il suo più pericoloso nemico e, infatti, il governo israeliano ha visto molto negativamente l'accordo con l'Iran sul nucleare, ritenendo che non verrà rispettato da Teheran. Tuttavia, è improbabile che Netanyahu voglia avventurarsi in un confronto diretto con gli iraniani, a meno di qualche mossa avventata di Hezbollah o di qualche altra milizia. Paradossalmente, sulla stessa posizione sono i palestinesi di Fatah, che da Riyadh ricevono sostanziosi aiuti finanziari, mentre quelli di Hamas sono sostenuti dalla Turchia e, forse, dallo stesso Iran, in funzione anti-israeliana.

La posizione più ragionevole sembrerebbe, ancora una volta, un'azione combinata tra i due maggiori giocatori, Obama e Putin, non solo per raffreddare ma per avviare a soluzione l'intricata questione, come si era cominciato a fare per la Siria. 



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