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Esteri

DIARIO VENEZUELA/ La strada di Francesco per "riunire" il Paese

Nicolas Maduro (Infophoto)Nicolas Maduro (Infophoto)

Chi sembra non capire la necessità di un cambiamento è il governo centrale, che, sfruttando la maggioranza di un'Assemblea che finiva il suo mandato e attraverso sessioni straordinarie nel mese di dicembre, ha nominato nuovi magistrati della Corte suprema di giustizia per poter impugnare in seguito l'elezione di alcuni deputati della Mud e togliere così la maggioranza all'opposizione. Maduro e Cabello non sembrano neppure ascoltare i desideri di cambiamento del Paese, neanche qualora provengano dalla loro stessa parte chavista. Basta leggere le opinioni di molti analisti chavisti sul sito www.aporrea.org, i quali chiedono un processo di rettifica e di cambiamento. 

Tanto per il governo come per l'opposizione la sfida è la stessa: lasciare da parte le ideologie e preoccuparsi di servire il Paese e le necessità concrete della gente. Non si tratta di vedere se si è tradito o no il lascito di Chávez, di cercare i colpevoli della guerra economica o dell'averci venduto all'impero americano o cinese, bensì di servire un Paese che si trova "in terapia intensiva". Bisogna superare lo sterile dibattito ideologico. Papa Francesco lo ha detto chiaramente nella sua visita in Paraguay nel 2015: «Le ideologie finiscono male, non servono. Le ideologie hanno una relazione o incompleta o malata o cattiva con il popolo. Le ideologie non si fanno carico del popolo. Per questo, osservate nel secolo passato, che fine hanno fatto le ideologie? Sono diventate dittature, sempre. Pensano per il popolo, non lasciano pensare il popolo. O come diceva quell'acuto critico dell'ideologia, quando gli dissero: "Sì, però questa gente ha buona volontà e cerca di fare delle cose per il popolo…". "Sì, sì, tutto per il popolo, ma niente con il popolo!". Queste sono le ideologie».

E il popolo si è pronunciato in maniera inequivocabile con la votazione dello scorso 6 dicembre. Il popolo vuole poter lavorare, trovare e poter comprare cibo e medicine, avere un'abitazione, esserne proprietario, desidera che i suoi figli abbiano accesso a un sistema educativo di qualità e libero, poter camminare per le strade senza il rischio di essere ammazzati, chiede che pensionati e bambini beneficino di un sistema di salute operativo, tanto per dire alcune delle necessità basilari. Ciò di cui ha bisogno la gente è l'uguaglianza delle opportunità per progredire e andare avanti, non solo attraverso impieghi dignitosi, ma anche potendo intraprendere la creazione di imprese che valorizzino i prodotti nazionali. 

Su questo punto entrambe le parti possono essere sicuramente d'accordo. Ma perché questo accada è fondamentale lasciare da parte gli interessi particolari, il bene proprio, e pensare di più al bene comune. È necessario che la politica sia vissuta innanzitutto come servizio al popolo; di fatto essa è il livello più alto della carità come espressione di amore per il prossimo. Da qui può nascere anche un'economia dal volto umano e programmi sociali centrati sulla persona che non siano alienanti.