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DIARIO VENEZUELA/ La strada di Francesco per "riunire" il Paese

Con il voto di inizio dicembre il popolo venezuelano ha fatto capire che vuole un cambiamento. E ora bisogna impegnarsi per avverarlo. Da Caracas scrive RICARDO DE LEON

Nicolas Maduro (Infophoto) Nicolas Maduro (Infophoto)

Lo scorso 6 dicembre è avvenuto un fatto storico in Venezuela: per la prima volta in 16 anni il chavismo ha perso la maggioranza nell'organo legislativo e per la seconda volta, dopo la disfatta nel referendum costituzionale del 2007, è uscito sconfitto da una tornata elettorale. Tutto ciò ha colto di sorpresa molte persone e ha infranto diversi dogmi:

La gente non pensa ed è incondizionatamente favorevole al chavismo, che è la maggioranza. Nonostante i molti benefici e programmi sociali di cui hanno goduto i settori popolari in Venezuela, per quanto razionati e vincolati a una militanza attiva e sottomessa al regime, il voto punitivo si è imposto. La gente non si è schierata incondizionatamente col governo, pur correndo il rischio di perdere i propri benefici.

Il chavismo controlla le forze armate. A discapito dei pronostici, le forze armate si sono appellate alla Costituzione e hanno fatto rispettare i risultati, dato non secondario in un governo in cui la maggioranza dei ministri è fatta di militari ed è oggetto di forti accuse internazionali di complicità con il narcotraffico e il contrabbando. 

Il chavismo è sconfitto. La verità è che né ha vinto l'opposizione, né il chavismo è stato sconfitto, ma ha perso il governo (la qual cosa non significa direttamente una sconfitta del chavismo, bensì la disfatta dell'implementazione del modello di esso che Maduro e Cabello stanno realizzando). Al momento l'opposizione incarna l'unica possibilità di cambiamento e deve rendere concreta e mostrare come possibile un'alternativa al chavismo dentro uno scenario democratico. Ma il chavismo è un fenomeno che continua a essere molto presente tra il popolo venezuelano. 

Esistono paura e indifferenza al voto. L'astensione è stata del 25,75%, il che rappresenta una forte diminuzione paragonata al 33,55% delle elezioni del 2010. Ciò significa che i pronostici di astensione tanto del chavismo (che non si identifica con Maduro), quanto dell'opposizione (dovuta alla paura) non si sono avverati. La gente continua a credere nella democrazia.

Dal punto di vista economico e sociale, il 2016 che si intravede è certamente più complicato del 2015. Non esistono numeri ufficiali, perché la Banca Centrale non pubblica alcun dato da più di un anno, però pur considerando il recente calmieramento dei prezzi, si stima che l'inflazione al termine del 2015 sia arrivata a più del 200% e che i livelli di scarsezza di alimenti, articoli di igiene personale e medicine superino il 60%. Il Venezuela chiude il 2015 con un tasso di 90 morti violente ogni 100.000 abitanti, una cifra "storica" che lo trasformerebbe nel Paese senza conflitto bellico più violento del mondo, per un totale di 27.875 delitti secondo l'Osservatorio venezuelano sulla violenza.

Di fronte a questo scenario, sebbene l'opposizione con la Mesa de la Unidad (Mud - coalizione di partiti di ispirazione socialdemocratica, ndr) abbia ottenuto la maggioranza con 112 deputati (109 Mud più 3 rappresentanti indigeni), presentandosi unita alle elezioni, è importante ora capire che in tale coalizione confluiscono differenti partiti e correnti politiche e che la scommessa sull'unità deve trascendere il livello elettorale. In tal senso esistono segnali positivi: per esempio, l'aver posto nell'agenda di governo i temi e le leggi prioritarie su cui concentrarsi per risolvere i principali problemi del Paese, o il fatto che per la prima volta la proposta della presidenza dell'Assemblea nazionale (essendo stato eletto Henry Ramos Allup) sia avvenuta per votazione dei deputati della Mud e non per un consenso o un calcolo di potere nascosto, come invece è sempre avvenuto in Venezuela da quando se ne ha memoria.