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SPILLO BRITISH/ La regina dei sex shop e l'esattore compiacente: quei nomi imbarazzanti fra i "nobili" di Cameron

Pubblicazione:giovedì 7 gennaio 2016

il premier britannico David Cameron il premier britannico David Cameron

Il “vero rinnovamento sociale” per il quale si impegna il premier inglese David Cameron nel suo messaggio di Capodanno sembra stridere non poco con la scelta delle persone a cui quest’anno sono stati assegnati i tradizionali titoli onorifici. Nella lista, da lui voluta, di persone meritevoli di onori per essersi distinte nella vita pubblica o nel servizio alla patria figurano molti – troppi – membri del suo partito, finanziatori del partito, o ancora persone in qualche modo legate ai Tories. La cosa non è sfuggita ad alcuni membri dell’opposizione, le cui accuse sono state riportate dai media britannici.

Il Mirror scrive che Cameron è stato accusato di “degradare il sistema di onori per averli distribuiti a donors dei Tories e compagni di partito”. Nel suo discorso per l’anno nuovo pubblicato sul sito internet dei Conservatori (www.conservativehome.com), Cameron invoca il cambiamento sociale e tra le priorità su cui lavorare indica anche “la mobilità sociale”. Scrive il primo ministro: “Viviamo in un paese dove troppe persone sono frenate nel raggiungimento del proprio potenziale a causa del loro background. Naturalmente, istruzione e formazione qui sono cruciali. Ma la discriminazione, tristemente, esiste ancora nel nostro paese”. Intanto però, la lista dei premiati da Cameron nel 2016 è ben lontana dal “rinnovamento sociale” di cui parla e non sorprende che abbia scatenato indignazione e ironie.

Spicca nella lista, per esempio, il consulente elettorale dei Tories, Lynton Crosby, che guadagna il titolo di “sir” per “servizio alla politica”. Crosby, un australiano esperto di strategie elettorali, è stato l’architetto dell’ultima campagna dei Tories che li ha portati alla vittoria lo scorso anno. Precedentemente ha lavorato alle campagne elettorali di Boris Johnson, il sindaco di Londra, e dell’ex primo ministro australiano John Howard. Il ministro dell’interno ombra dei laburisti, Andy Burnham, ha definito “oltraggiosa” l’onorificenza assegnata a Crosby. Un altro deputato Labour, Paul Flynn, ha ricordato che Crosby “ha lavorato per l’industria del tabacco e per ogni causa in grado di pagargli denaro” e che “dargli un’onorificenza significa sminuire il valore del sistema degli onori”. In effetti, sul sito del governo (www.gov.uk/honours) che ha pubblicato la lista, sotto la sezione the honours system si legge che il “sistema degli onori” riconosce persone che si sono distinte per “il raggiungimento di obiettivi nella vita pubblica” e che “si sono impegnate al servizio della Gran Bretagna”. E ancora, persone che “generalmente hanno reso la vita migliore ad altri o si sono distinte per qualcosa che hanno fatto”.

Ma ben 26 persone risultano essere state inserite per servizi resi al loro partito politico e non per qualcosa che hanno fatto per il paese. Scorrendo la lista resa pubblica dal governo, si scopre così che il deputato Tory Henry Bellingham diventa sir, mentre Christopher Fenwick, ricchissimo donatore del partito, diventa MBE (Member of the Order of the British Empire). Non sembra nemmeno che gli errori di gestione di certi pubblici amministratori siano stati presi in considerazione prima dell’assegnazione di un’onorificenza. Lin Homer, responsabile di HM Revenue & Customs, l’equivalente britannico dell’Agenzia delle Entrate, ha acquisito il titolo di “dame” nonostante sotto la sua gestione il servizio sia rimasto coinvolto in uno scandalo di tasse evase riguardante clienti della banca HSBC. L’anno scorso la Homer è dovuta comparire davanti ai deputati del Public Accounts Committee che l’hanno interrogata per sapere come mai l’agenzia non ha agito con sufficiente zelo nei riguardi di 6000 ex clienti del ramo svizzero della HSBC, accusati di avere evaso le tasse e i cui dettagli furono resi noti al servizio di riscossione nel 2010. L’onore alla Homer è imbarazzante anche perchè non tiene conto delle lamentele di migliaia di cittadini che hanno sperimentato tempi d’attesa di circa 47 minuti prima che le loro telefonate all’agenzia delle imposte trovassero risposta, secondo un rapporto diffuso da Citizens Advice.


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