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ATTENTATI LIBIA E PARIGI/ Micalessin: così l'Isis vuole "anticipare" la guerra

Il veicolo fatto esplodere dal kamikaze (Infophoto) Il veicolo fatto esplodere dal kamikaze (Infophoto)

Sicuramente no, in quanto fin dall’inizio francesi e inglesi hanno dimostrato che sulla Libia hanno visioni e interessi contrapposti ai nostri. E’ chiaro però che la guerra all’Isis non può essere condotta dall’Italia da sola. La Libia è un territorio vasto quattro volte la Francia, e i soldati italiani potrebbero a malapena coprire l’area di Tripoli. Un’alleanza con altre nazioni è inevitabile. Il problema è riuscire ad avere un piano che ci metta nelle condizioni di controllare la situazione e di avere dei vantaggi sul terreno.

 

Negli ultimi mesi l’Arabia Saudita sembra essere entrata in una crisi economica e politica. Questo frena o accelera il diffondersi dello jihadismo globale?

Questa crisi rafforza lo jihadismo. L’Arabia Saudita si è resa conto del fatto che l’Isis è un pericolo anche nei suoi confronti, e da circa due anni ha bloccato i finanziamenti che andavano direttamente al Califfato. Lo Stato Islamico però è molto presente all’interno dell’Arabia Saudita.

 

Come si sta muovendo l’Isis in Arabia Saudita?

Di recente l’Isis ha lanciato un’avanguardia propagandistica proprio alla vigilia delle esecuzioni di Capodanno. Ben 43 dei 47 che sono stati mandati al patibolo erano ex componenti di Al Qaeda che l’Isis aveva promesso di liberare dalle carceri. All’interno dell’Arabia Saudita lo Stato Islamico sta trovando larghissima risposta negli ambienti più estremisti.

 

Quali conseguenze ha per la lotta al terrorismo lo scontro tra Arabia Saudita e Iran?

Lo scontro con l’Iran rende più difficile combattere l’Isis. Attraverso la scelta di finanziare l’Isis, l’Arabia Saudita ha commesso una mossa suicida. Oggi però la fortuna dello Stato Islamico non dipende più tanto dai finanziamenti esteri, che pure continuano ad arrivare anche attraverso vie illegali da Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, ma soprattutto dall’autofinanziamento grazie alla vendita di petrolio e di reperti archeologici.

 

(Pietro Vernizzi)

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