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DALLA CINA/ Sisci: Kim Jong-un è totalmente fuori controllo

Xi Jinping, presidente della Cina (Infophoto) Xi Jinping, presidente della Cina (Infophoto)

La Cina non ha idee chiare sul futuro della penisola coreana, e in teoria sarebbe felice in uno status quo in lenta evoluzione, tale da potere seguire e controllare. Ma una riunificazione immediata delle due Coree porterebbe le truppe americane, oggi di stanza al Sud, direttamente davanti al confine cinese. Ciò di fatto toglierebbe un cuscinetto alla Cina in un momento in cui i rapporti con l'America sono delicati. D'altro canto è intollerabile un Kim Jong-un che ricatta la Cina e arriva di fatto a minacciarla, perché, come ha sottolineato la stampa cinese, un terremoto di magnitudo 5.1 ha scosso la provincia cinese confinante del Jilin proprio per l'esperimento atomico.

Quali sono allora, di fatto, le conseguenze del test?
Il test spinge nei fatti la Cina più vicino a Usa e Giappone, mentre i rapporti con la Sud Corea sono già ottimi. Al di là delle controversie sulle Senkaku col Giappone e coi vicini sul Mar cinese meridionale, Pyongyang è la minaccia più vera e reale per Pechino. Anche perché diversamente dalle altre due crisi, dove ci sono attori che si muovono secondo parametri razionali, per la Nord Corea non è così.

A cosa punta Kim Jong-un?
Pyongyang ha imparato dal compromesso americano con l'Iran che se si spinge abbastanza, per abbastanza tempo, l'America alla fine concederà alla Nord Corea lo status di potenza nucleare. Gli Usa offrono a Pyongyang un precedente: perché l'Iran sì e noi no?

C'è una differenza: l'Iran la bomba non ce l'ha ancora e l'accordo è stato fatto per evitarla, ma la Nord Corea ce l'ha.

In realtà questa differenza militerebbe proprio per la Nord Corea: si dà una luce gialla all'Iran, che ancora non ha l'atomica, e si nega l'evidenza della Nord Corea che ha già l'atomica. Tutto questo crea dinamiche nuove estremamente pericolose. O si ha un grande patto politico di coordinamento diplomatico su Pyongyang Tra Usa, Cina, Giappone e Sud Corea, o il Nord potrebbe far precipitare le tensioni esistenti e affossare l'economia della regione, patria della seconda e terza economia del mondo.

Dunque secondo lei oggi a chi tocca dare le carte?
La Cina è ancora il paese che ha più carte da usare con Pyongyang, anche se queste carte sono oggi meno di ieri. Ma forse oggi più di ieri Cina, Usa, Giappone e Sud Corea potrebbero trovare un coordinamento politico su cosa fare di Pyongyang. Pyongyang ha sempre cercato di giocare mettendo i vari attori l'uno contro l'altro ed ha una posizione strategica tale da impedire qualunque intervento unilaterale. Se però i quattro attori si coordinassero davvero, Pyongyang non avrebbe spazio. Finora il costo di avere Pyongyang "pazza" era relativamente basso, per cui le ambizioni e i calcoli dei quattro attori-chiave prevalevano sulla volontà — e la necessità — di trovare una soluzione. Ora forse questo nuovo rialzo ha cambiato le regole del gioco. Pechino per prima, con una Borsa oggi estremamente fragile, non può permettersi di essere esposta alla variabile folle nordcoreana. Un altro esperimento atomico, un altro pronunciamento di Kim, un nuovo lancio di missili scuoterebbero ancora la Borsa, lo yuan e tutti gli equilibri finanziari della regione.  

A proposito, nell'ultima settimana per ben due giorni le autorità hanno chiuso le borse mentre erano in corso dei cali notevoli (ieri specialmente dopo solo mezz'ora di contrattazioni). Cosa sta succedendo? Si può chiedere lo status di economia di mercato se poi si interviene in questo modo?