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DIBATTITO TRUMP vs CLINTON/ In tv un "horror show" che aumenta gli indecisi

Pubblicazione:lunedì 10 ottobre 2016 - Ultimo aggiornamento:lunedì 10 ottobre 2016, 12.48

Donald Trump e Hillary Clinton (LaPresse) Donald Trump e Hillary Clinton (LaPresse)

Le premesse per una serata disastrosa c’erano tutte. Tra i commenti sessisti di Trump e l’anima venduta a Wall Street della Clinton quel che la gente si aspettava dal secondo dibattito presidenziale era una rassegna di colpi bassi. L’unica domanda era se ci sarebbe stato tempo di fare altro. Lo sappiamo tutti come sia facile incenerire chicchessia esponendone le miserie. In un combattimento leale, come insegna la noble art, i colpi bassi sono vietati. Non in politica. Spesso in politica il colpo basso può schiantare l’avversario, ma quello che non potrà mai fare è dare credibilità (e magari restituire la verginità) a chi lo ha tirato. E cosi è andata.

Stasera, almeno per la prima mezz’ora, di colpi sopra la cintura non se ne sono visti. I “moderatori” son subito partiti all’arrembaggio di Trump mettendolo alle corde con la famigerata registrazione saltata fuori venerdì scorso. Donne, sesso e potere. Donald sembrava un pugile inseguito sul ring, spesso alle corde. Questa volta però almeno su di una cosa si era preparato: il tono della voce. Lo sento pacato, misurato, tentativamente rassicurante, non sembra quasi lui. E sempre con questo tono, appena finito di scusarsi per “quei discorsi da spogliatoio”, si divincola e contrattacca rispolverando le penose memorie della famiglia Clinton. Non le parole (come le sue), ma le relazioni extraconiugali di Bill. In prima fila le presunte vittime dell’ex presidente rendono la sala più simile a un “tribunale morale” che a un’università.

Trenta minuti così e uno, un elettore qualsiasi come me, si chiede se è possibile che l’America debba stare a guardare un horror show del genere dal quale dovrebbe saltare fuori come nuovo presidente quello le cui bugie, inganni, intrallazzi, approfittamenti sembrano appena meno intollerabili di quelli dell’altro.

Dopo sesso, tasse ed email si passa finalmente ad altro, ma solo per sentire la solita musica. Sanità pubblica, con lei che vorrebbe apportare migliorie all’ObamaCare e lui che la vorrebbe far fuori; tasse, chi le alza per guadagnare in giustizia sociale e chi le abbassa per rilanciare l’economia; islamofobia, immigrazione, Siria, pochissime idee e veramente ben confuse. Hillary, certamente più articolata di Trump, sembra un po’ più vivace e animata del solito, ma non le riesce mai la stoccata, non è capace di approfittare delle infinite manchevolezze dell’altro duellante.

Più Trump parla, più emergono tanti di quei punti deboli che in confronto il tallone d’Achille era d’acciaio. In questi giorni metà dei tromboni del partito repubblicano lo ha pubblicamente scaricato insistendo sul suo ritiro. Perché - se non lo sapeste - se non si ritira lui, nessuno può toglierlo di lì. Ma l’incapacità di Hillary di insinuarsi nelle crepe dell’avversario finisce per farla sembrare più debole di lui. Invece che la Clinton, a girare il coltello nella piaga di un partito repubblicano allo sbando è Trump che sbatte in faccia a Hillary lo spettro di Sanders che ha accettato di venire a “patti con il diavolo”.


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COMMENTI
10/10/2016 - Quale Presidente? (claudia mazzola)

Guardando ai due candidati, io mi metterei nelle mani di Dio... molto meglio!