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Esteri

DOPO MATTHEW/ "Qui Haiti, non potete immaginare cos'è il silenzio della morte"

Ad Haiti dopo l'uragano Matthew (LaPresse)Ad Haiti dopo l'uragano Matthew (LaPresse)

Non c'è più niente.

Di decine e decine di famiglie visitate, nessuna casa è in piedi. Stimano il 95 per cento delle abitazioni completamente sparite nel nulla, portate via dalla forza del vento, ma la stima in percentuale è un esercizio sterile e inutile. La situazione si risolve in un "è una catastrofe". La collega più coraggiosa mi mostra qualche foto. Mi indica una pozzanghera scura. Mi dice: era lì la casa. Li dove? Lì dove adesso c'è solo una pozzanghera scura. La vita intera di una famiglia, in una pozzanghera.

60mila persone senza casa solo nel dipartimento sud; l'agricoltura in ginocchio; scuole, ponti, strade, tutto da ricostruire. Ricominciare da zero, ancora una volta.

Perché? Perché di nuovo ad Haiti? chiedono in tanti, soprattutto i colleghi più giovani.

Gli anziani del posto allargano le braccia con un sorriso triste e non dicono nulla. Le mamme invece ti guardano un istante e poi si rimettono a mescolare con foga una zuppa di chissà che cosa, dentro una pentola rimediata chissà come, in mezzo al fango appena fuori dal rifugio degli sfollati. "I bambini devono mangiare" ti dicono. E poi ti guardano con lo sguardo duro che solo una mamma haitiana con una nidiata di bambini da sfamare ti sa indirizzare.

Abbiamo capito. Da domani basta contare case distrutte e fare stime. Da domani veniamo con il pick-up carico di riso.

Poi penseremo al resto, un passo alla volta.

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