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ELEZIONI USA 2016/ Hillary Clinton non sa vincere, Trump può solo perdere: il bivio degli americani a meno di un mese dal voto (oggi, 12 ottobre)

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Clinton e Trump (Foto: Lapresse)  Clinton e Trump (Foto: Lapresse)

ELEZIONI USA 2016, HILLARY CLINTON NON SA VINCERE, TRUMP PUÒ SOLO PERDERE: IL BIVIO DEGLI AMERICANI A MENO DI UN MESE DAL VOTO (OGGI, 12 OTTOBRE) - Il secondo dibattito televisivo delle Elezioni Usa 2016 tra Hillary Clinton e Donald Trump è stato definito dalla stampa come il confronto più cattivo della storia. Alla Washington University di St. Louis è stato chiaro fin da subito l'intento dei due contendenti: provare a sferrare il colpo del k.o. per la democratica, tentare di ribaltare l'andamento di una campagna elettorale che lo vede al momento in grande svantaggio per il repubblicano. Il bello del sistema politico statunitense, all'interno di un contesto in cui la personalizzazione è all'ordine del giorno, è che le regole sono chiarissime e l'attenzione degli elettori smodata. Per questo il primo pensiero, un attimo dopo la fine del dibattito tra Trump e Clinton, è stato per tutti uno solo: chi ha vinto? A provare a rispondere, con un instant poll del tutto simile a quello realizzato al termine del primo faccia a faccia andato in scena all'Hofstra University di Long Island è stata la Cnn. Il responso del sondaggio ha visto una vittoria di Clinton: ma cosa stanno a significare questi numeri? Che la performance della democratica è stata più convincente di quella del tycoon newyorchese? La risposta non è per forza affermativa: in primo luogo perché i sostenitori dell'ex Segretario di Stato, sull'onda di un entusiasmo che si rinvigorisce di sondaggio in sondaggio, sono maggiormente propensi a scomodarsi per attribuire il proprio voto alla loro candidata. Al contrario, i fan di Donald Trump sono stati messi a durissima prova proprio nelle due settimane che hanno preceduto il duello. Dapprima con la vicenda dell'ex Miss Mondo Alicia Machado (la ragazza che Trump ha definito "Miss Porcellina" per i suoi kg di troppo), poi con lo scoop del New York Times che ha svelato come per 18 anni The Donald non abbia pagato le tasse federali a causa di una furbizia fiscale, infine la grana più grossa: quella del video risalente al 2005 in cui Trump si è esibito in una serie di affermazioni sessiste e volgari nei confronti delle donne. Per quale motivo, allora, ci ritroviamo a dire che la partita è ancora aperta, lontana dal potersi definire conclusa? I meriti sono tutti di Donald Trump? Il candidato del Partito Repubblicano, che pure paga uno svantaggio di circa 5 punti percentuale negli ultimi sondaggi su scala nazionale (e dopo il recente scandalo è stato scavalcato dalla Clinton in due swing states come Florida e Ohio), viene ritenuto unanimemente ancora in gioco nella partita per la Casa Bianca. Questo nonostante diversi esponenti di spicco del Partito Repubblicano abbiano pensato bene, dopo l'ennesimo passo falso di Trump, di cercare di salvarsi, di abbandonare una nave che credono andrà presto a fondo. Ma perché torniamo a chiedervi, e a chiederci, il magnate newyorchese resiste ai suoi passi falsi? In un'altra situazione, in un altro Paese, contro un'altra avversaria, anche il più piccolo dei problemi di Trump sarebbe stato più che abbastanza per mandare all'aria le ambizioni di un qualsiasi candidato. Ma queste sono le Elezioni Usa 2016 e dall'altra parte della rete c'è Hillary Clinton. Preparata, qualificata, professionale: tutto vero, ma allo stesso tempo con tanti punti deboli da poter sfruttare. Vengono in mente le sue bugie sulle email cancellate dall'account di posta elettronica, i problemi causati dalla Fondazione Clinton, le scelte da responsabile della politica estera a stelle e strisce che ancora oggi sono causa di problemi per gli Stati Uniti. Per questo motivo, per il suo non essere la scelta perfetta, Hillary Clinton non ha ancora messo le mani sulla Casa Bianca. Gli americani sono infatti disposti a dare a Trump un'altra chance, attenderanno fino al terzo ed ultimo dibattito del 19 ottobre per cercare una via alternativa a quella rappresentata dalla democratica. E a questo punto non sembra neanche un azzardo dire che sia soltanto The Donald ad avere da guadagnare dal terzo ed ultimo faccia a faccia. La verità, però, è un'altra: Clinton non può sperare di vincere per l'inadeguatezza altrui. La sua è una battaglia epocale, sarebbe la prima donna nella storia degli Stati Uniti d'America a diventare Presidente e per questo non può accettare di essere vincitrice in qualità di minore dei mali. Sarà dunque questo il motivo per cui i giornalisti aspettano il colpo del definitivo k.o., l'immagine che finirà sui libri di scuola. Eppure la possibilità che Trump cada in maniera politicamente dignitosa ma semplicemente banale è al momento quella più concreta. Il tycoon ad oggi rischia di perdere in maniera netta, ma allo stesso tempo porterà a casa milioni di voti, conquisterà diversi stati e potrà recriminare proprio sul fatto che il Partito Repubblicano non ha schierato tutti i big a suo sostegno. Sembra di trovarsi dinanzi ad un bivio le cui strade sono state entrambe oscurate: Trump non può fare nulla di peggio di quanto già non abbia fatto per convincere gli elettori a decretare che la misura sia ormai colma; Hillary non sembra capace di esibirsi nell'assolo tipico della campionessa che mette il sigillo su una grande impresa. Non ci resta che aspettare ancora: a meno di un mese dall'Election Day tutto è ancora possibile. Clinton non sa vincere e Trump più di così non può perdere; Hillary potrebbe perdere, ma Trump potrà mai vincere? Sono domande che ci facciamo ogni giorno, ancora di più dopo il secondo dibattito: e non osiamo pensare al mal di testa che avremo dopo il terzo confronto...(Dario D'Angelo)



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