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GEO-POLITICA/ Così l'Ue "entra in guerra" contro la Russia

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Il capo del Cremlino non ha specificato quanto Mosca sia disposta a sacrificare, dopo che la sua produzione di greggio è salita in settembre al record post-sovietico di 11,1 milioni di barili al giorno, ma ha detto che "la Russia è pronta a unirsi a misure congiunte per limitare la produzione e si appella agli altri esportatori di petrolio perché a loro volta si uniscano". Sarà vero o membri non presenti al meeting come Iran e Iraq metteranno i bastoni tra le ruote al progetto russo da qui alla riunione Opec di dicembre a Vienna?

Paradossalmente, non importa. È il segnale politico che conta: con una mossa simile, Putin ha di fatto teso una mano ai più grandi alleati Usa in Medio Oriente, ovvero i Paesi del Golfo, i quali sono tutto tranne che insensibili al tema petrolifero e quindi al denaro. Mettiamo poi nel novero il fatto che le relazioni tra il socio di maggioranza dell’Opec, l’Arabia Saudita, e Washington sono oggi ai minimi storici a causa della legge che consente ai parenti delle vittime dell’11 settembre di trascinare Ryad in tribunale per ottenere risarcimenti ed è intuitivo capire come Putin, da abile scacchista, stia smontando con calma e pezzo dopo pezzo ogni relazione diplomatica Usa, indebolendole prima e spezzandole poi, come ha fatto con la Turchia di Erdogan, di fatto membro della Nato con una special relationship con il nemico numero uno della Nato stessa.

Non mi stupirebbe che, tra un paio di settimane, quando Ryad emetterà debito pubblico per la prima volta da dieci anni per finanziare le casse che languono, uno dei principali sottoscrittori sarà proprio la Russia, carica di riserve come non mai. Non so se vi rendete conto di cosa stia accadendo, visto che in questo Paese si parla solo di quella pantomima chiamata referendum costituzionale, ma siamo sull’orlo di una potenziale guerra. Domenica il sostituto del rappresentante permanente degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, David Pressman, ha infatti detto che la Russia "è uscita dalla cooperazione" con gli Stati Uniti nella lotta contro i terroristi in Siria, decidendo di sostenere la campagna di Bashar Assad. Questo perché Mosca ha bloccato la risoluzione proposta dalla Francia per imporre il cessate il fuoco ad Aleppo: il documento ha ottenuto 11 voti sì, 2 voti contrari e 2 astenuti. Pertanto la Russia, uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha deciso di porre il veto, come suo diritto statutario.

"Abbiamo trascorso mesi a cercare modi per lavorare con la Federazione Russa su una campagna per colpire Al-Nusra. Avevamo concordato le vie da percorrere, che avrebbero consentito di mettere nel mirino i terroristi. In cambio abbiamo chiesto che la Russia mantenesse il cessate il fuoco e garantisse l’accesso umanitario. Quando c’è stata l’opportunità di lavorare insieme per combattere il terrorismo, la Russia ha deciso di andarsene. La Russia ha deciso di ignorare gli appelli del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per l’attuazione del cessate il fuoco, la Russia ha deciso di sostenere la campagna militare del regime di Assad per la ripresa del controllo di tutto il territorio della Siria", ha detto Pressman, alzando ormai all’infinito l’asticella del ridicolo.


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COMMENTI
12/10/2016 - Un consiglio (Giuseppe Crippa)

Noi italiani siamo fortunati: la nostra stampa è neutrale e obiettiva, non filo obama-clintoniana, quindi conosciamo perfettamente la realtà siriana. Però leggere ogni tanto qualcosa come la pagina Facebook: Io sto con la Russia (https://www.facebook.com/Io-sto-con-la-Russia-426573820816263/) può essere utile…