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Esteri

DALLA GRECIA/ Il balletto di Tsipras, Fmi e Germania

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“Syriza ha intenzione di restare al potere per diversi anni ancora”, ha dichiarato Tsipras. “Syriza ha intenzione di restare al potere per molti anni, non a proprio vantaggio, ma a beneficio del popolo”, ha ribadito un suo ministro. E poi ancora una quasi excusatio non petita: “La demonizzazione di Syriza, cioè l’idea errata che il partito miri a rovesciare la democrazia, è sbagliata. Ad esempio, l’idea che Syriza abbia l’obiettivo di rendere permanente il partito dominante mediante la creazione di un regime autoritario di tipo Putin o Erdogan è sbagliata”, scrive Nikos Muzelis, professore emerito di sociologia alla Lse, a proposito della sua nomina a componente della commissione per la riforma della Costituzione insediata dalla stesso Tsipras.

Contro questa commissione si sono scagliati diversi costituzionalisti che hanno sostenuto che soltanto il Parlamento può deliberare sulla riforma della Costituzione. E Tsipras strizza pure l’occhiolino alla magistratura, ricevendo i presidenti delle tre Corti Supreme e dichiarando di fronte alle telecamere di voler aumentare il loro stipendio (ma prima dovrà misurarsi con la Troika). Tutta questa piazzata forse per influenzare la sentenza della Consiglio di Stato circa la costituzionalità delle legge sulle frequenze televisive?

Nei prossimi giorni si saprà che cosa decidono di essere i “syrizei”. Ci sarà un rimpasto di governo? Verrà rilanciato il “programma parallelo”? Di sicuro sarà difficile per loro ammettere di aver “massacrato” l’ultima speranza di questo Paese. Oggi più di ieri, considerato che l’alternativa è nuovamente Nea Democratia.

 

P.S.: “Buongiorno, sono il ministro delle finanze di un Paese fallito”, questa sarebbe stata la dichiarazione di Yanis Varoufakis a Francoforte di fronte ai governatori centrali. Lo ha riferito davanti a una commissione parlamentare l’attuale governatore della Banca di Grecia, Yannis Sturnaras, e ha aggiunto che il ritiro dei contanti da conti bancari è avvenuto da gennaio a luglio 2015, “quando le trattative sembravano portare a un punto morto”. Quanto al capital control, Sturnaras ha dichiarato che non esisteva un’alternativa a questa misura, perché nel giro di tre giorni, dopo l’annuncio del referendum, dai conti sono stati prelevati 900 milioni.

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