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DALLA GRECIA/ La nuova crisi in arrivo ad Atene

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Gli applausi non sono mancati ovviamente, ma l’entusiasmo dei delegati era scarso e il clima non era trionfante. Si sono intravisti alcuni volti della sinistra italiana, e pure uno stand della lista “L’altra Europa per Tsipras”. Parlando con loro non sono sembrati molto preparati e aggiornati sulla situazione ellenica. Lo stesso dicasi anche per molti delegati periferici. Ha destato un certo stupore il “compagne e compagni” pronunciato da Panos Kammenos, l’alleato di estrema destra, il quale, ancora recentemente, si era impuntato circa una modifica dell’insegnamento della religione nelle scuole voluto dal ministro “syrizeo” dell’Istruzione e appoggiando le proteste della Chiesa. Alla fine della diatriba hanno vinto lui e l’Arcivescovo, e Tsipras si è ritirato in buon ordine.

A rovinare la festa del primo ministro è stato Monsieur Hollande - che, paradosso è stato l’unico a sostenere, con un Renzi defilato, il governo ellenico nelle trattative del 2015. Ieri i titoli dei giornali non erano tutti per Syriza, ma anche per le rivelazioni che il presidente francese ha fatto a due giornalisti. Dunque, secondo Hollande, il presidente russo Putin gli avrebbe confidato che Tsipras durante la sua visita ad Atene gli avrebbe chiesto se le sue macchine tipografiche avrebbero potuto stampare dracme. Sempre secondo i due giornalisti, Hollande ha dichiarato che Christine Lagarde, presidente del Fmi, era favorevole all’uscita della Grecia dall’euro. Comunque fonti della presidenza del consiglio ellenica smentiscono Hollande e anche la notizia pubblicata da Wikileaks circa la pressione che avrebbe esercitato Obama - tramite una telefonata di Clinton a Tsipras - perché la Grecia firmasse il terzo Memorandum.

Certo è che gli errori dei primi sei mesi di governo Syriza-Anel continuano a riaffiorare e ad avvelenare il clima politico di per sé già rovente. Appunto, perché le repentine trasformazioni politiche e sociali non sono state ancora assimilate. E all’orizzonte si profila un’altra crisi, perché il difficile arriva ora con l’inizio della seconda valutazione, tra i malumori del Fmi e la rigidità tedesca.

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