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BATTAGLIA DI MOSUL/ Biloslavo: lo scontro tra sunniti e sciiti può minare l'offensiva

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Sì. Quando è cominciata l’operazione nel marzo scorso mi trovavo in Iraq e ho assistito a quanto stava avvenendo. Le truppe irakene sono riuscite a oltrepassare il fiume Tigri e a conquistare Qayyarah. Nella cittadina arriveranno 500 americani, e sarà il trampolino logistico per gli elicotteri d’attacco e per tutti i rifornimenti necessari per la conquista di Mosul. Nei mesi successivi però l’operazione è proceduta a rilento, soprattutto durante l’estate quando è più difficile combattere. Quella che inizia ora è invece la stagione migliore per un’offensiva in Iraq.

 

Il controllo dell’Isis su Mosul è completo o ci sono sacche di resistenza?

Esistono piccoli gruppi di milizie sunnite addestrate dagli americani le quali rappresentano il primo abbozzo di resistenza dentro Mosul. In città ci sono stati anche rastrellamenti e fucilazioni, e qualcuno ipotizza la possibilità di un fronte interno. Io però ne dubito perché il controllo da parte dello stato islamico è ferreo e i sunniti non amano i liberatori sciiti.

 

Dopo avere vissuto il dominio dell’Isis, storceranno il naso all’arrivo degli sciiti?

Sì, al loro arrivo quantomeno storceranno il naso, in quanto vedranno il loro arrivo come una sorta di occupazione. Questo non significa che non saranno contenti di liberarsi del giogo ferreo dell’Isis. Se all’inizio il califfo è stato visto come un liberatore dal dominio del governo sciita di Baghdad, a lungo andare la gente è arrivata a non poterne più e molti hanno cominciato a fuggire dalla zona di Mosul. Queste persone hanno raccontato che il sistema dittatoriale di gestione del potere è tale da scontentare anche quanti inizialmente avevano accolto i militanti dell’Isis come liberatori.

 

(Pietro Vernizzi)



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